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Dipendenza affettiva: quando amare significa perdersi

Dipendenza Affettiva

Ci sono legami che non fanno rumore all’inizio. Entrano piano, quasi con delicatezza. Sembrano amore, attenzione, destino. Poi, lentamente, diventano attesa, paura, controllo, umiliazione, bisogno.


E a un certo punto non sai più se stai amando qualcuno o se stai cercando disperatamente di non essere abbandonata.

 

La dipendenza affettiva non è “amare troppo”.
 

È restare anche quando una parte di te sa che dovrebbe andare via.
 

È controllare il telefono, aspettare un messaggio, giustificare freddezze, sparizioni, mancanze di rispetto. È sentirsi forte davanti agli altri e fragile davanti a una sola persona.

È promettersi “questa è l’ultima volta” e poi ricominciare da capo.

 

Molte donne arrivano in studio dicendo: “Io non sono così”.


Ed è vero.

 

Non sono deboli, non sono sciocche, non sono incapaci.

Spesso sono donne intelligenti, sensibili, profonde, abituate a reggere molto.

 

Il punto è che certi legami non colpiscono la ragione: colpiscono ferite più antiche, zone emotive dove il bisogno di essere scelte diventa più forte della dignità, della lucidità, perfino del dolore.

 

In un percorso psicologico non si lavora per convincerti semplicemente a “lasciarlo”. Le frasi facili non servono. Servono comprensione, metodo, profondità. Bisogna capire perché proprio quella persona ha avuto così tanto potere su di te. Perché l’assenza ti distrugge. Perché una piccola attenzione basta a farti dimenticare giorni di sofferenza. Perché continui a sperare che cambi, anche quando i fatti ti hanno già risposto.

 

Il lavoro clinico serve a restituirti a te stessa.
 

A distinguere l’amore dal bisogno, il desiderio dalla dipendenza, la speranza dall’illusione. Serve a ricostruire confini, autostima, lucidità emotiva. Serve a farti uscire da quella prigione invisibile in cui non ci sono sbarre, ma messaggi attesi, promesse mancate, sensi di colpa e paura di restare sola.

 

Il primo colloquio è spesso il momento in cui qualcosa si interrompe: non necessariamente la relazione, ma il meccanismo.
 

Per la prima volta non devi difenderlo, giustificarlo, minimizzare.

 

Puoi raccontare la verità.

 

Anche quella che ti vergogni di dire.

Anche quella che non hai detto a nessuno.

 

Non è debolezza chiedere aiuto. È il primo atto serio di libertà.

Prenota un primo colloquio.
 

Non per diventare un’altra persona.
 

Ma per tornare finalmente tua.

Approfondimenti nel sito dedicato 

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Per qualsiasi situazione-problema di adulti, minorenni, coppie, che richiede la competenza psicologica, ricevo a Palermo in largo Montalto, 5, quartiere Libertà.

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Si riceve per appuntamento 

 
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dott. Daniele Russo 

Psicologo Clinico e Forense

e Forense Psicoterapeuta EMDR

Albo n. 3685 sez. A – 07.06.2006

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La loro presenza volutamente appena percettibile, perchè, non sono inseriti per essere letti come un testo, bensì,  per evocare ciò che spesso rimane sullo sfondo della pratica clinica: il patrimonio di studi, teorie e metodi che rende possibile comprendere la complessità della mente umana.

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