top of page
ChatGPT Image 24 feb 2026, 19_32_39_edited.jpg

​​

​L’IMPORTANZA DI UNA PSICOLOGIA AUTENTICA

di Daniele Russo, Psicologo Clinico E Psicoterapeuta

Dalla stanza di Freud alle piattaforme digitali: cosa rischiamo di perdere quando la cura diventa servizio

 

Esiste un filo invisibile che attraversa più di un secolo di storia clinica e che collega la stanza di Berggasse 19, dove Sigmund Freud riceveva i suoi pazienti, agli schermi retroilluminati delle applicazioni contemporanee che promettono benessere psicologico in abbonamento mensile. Quel filo non è la tecnica, non è il dispositivo, non è l’assetto formale dell’incontro. È la concezione stessa dell’essere umano e della sofferenza.

Freud, nel 1912, scrivendo delle “raccomandazioni ai medici che praticano la psicoanalisi”, metteva in guardia da ogni forma di improvvisazione e da ogni leggerezza nell’uso del metodo.

 

La cura, affermava, non può essere ridotta a consiglio, a conforto, a suggerimento morale; essa richiede una disciplina interna del terapeuta e un rispetto radicale per la complessità dell’apparato psichico.

 

Con Melanie Klein (1946) la mente viene esplorata nella sua profondità arcaica; con Bion (1962) la relazione terapeutica diventa funzione trasformativa della capacità di pensare il pensabile; con Winnicott (1965) la cura assume il valore di spazio potenziale in cui il Sé può emergere senza essere invaso.

 

In ogni declinazione teorica, l’assunto rimane identico: la sofferenza non è un fastidio da eliminare, ma un’organizzazione che va compresa e ristrutturata.

 

Il Novecento clinico ha prodotto strumenti raffinati, modelli teorici articolati, ricerche di outcome sempre più precise. L’Evidence-Based Practice in Psychology (APA, 2006) ha formalizzato l’integrazione tra migliori evidenze scientifiche, competenza clinica e caratteristiche del paziente. Norcross e Lambert (2018) hanno mostrato come l’efficacia dipenda dall’interazione dinamica tra tecnica, alleanza e adattamento individuale.

Wampold e Imel (2015) hanno argomentato che la relazione terapeutica non rappresenta un accessorio emotivo del trattamento, ma una condizione strutturale del cambiamento.

 

In questo quadro, la recente proliferazione di piattaforme digitali a basso costo che offrono “terapia” in forma standardizzata, asincrona, spesso erogata da operatori intercambiabili, solleva una questione che non riguarda il progresso tecnologico in sé, bensì il senso della cura.

 

L’innovazione, in quanto tale, non costituisce una minaccia; ciò che appare problematico è la riduzione dell’incontro clinico a servizio scalabile, ottimizzato per numeri elevati, sostenuto da logiche di mercato che privilegiano l’accessibilità immediata e la permanenza in abbonamento.

 

Una psicologia autentica presuppone un tempo interno, una capacità di tollerare l’incertezza, una formulazione che si costruisce nel dialogo e che non può essere preconfezionata. L’applicazione algoritmica di protocolli, pur ispirati a modelli validati, comporta il rischio di trasformare la sofferenza in categoria e la persona in utente. La soggettività, che in terapia rappresenta il centro dell’intervento, tende a diventare variabile gestionale.

 

Freud parlava di lavoro analitico come di un processo che attraversa le resistenze e smaschera le illusioni dell’Io. Klein descriveva il doloroso passaggio dalla posizione schizo-paranoide alla posizione depressiva come un movimento interno che richiede contenimento e integrazione. Bion insisteva sulla funzione alfa, sulla capacità della mente dell’analista di trasformare elementi grezzi in pensiero elaborabile. In nessuna di queste formulazioni la cura viene presentata come esperienza rapida, modulare, intercambiabile.

 

La psicologia online può offrire opportunità preziose in contesti geografici isolati, in situazioni di emergenza, in condizioni che impediscono la presenza fisica.

 

La ricerca degli ultimi anni documenta che interventi telepsicologici strutturati possono produrre effetti significativi in diversi disturbi. Tuttavia, quando la piattaforma diventa il paradigma dominante e la relazione si assottiglia fino a coincidere con lo scambio di messaggi asincroni, il rischio non riguarda soltanto la qualità tecnica, bensì la trasformazione culturale del significato della cura.

 

Il dispositivo digitale incoraggia velocità, sintesi, ottimizzazione.

La mente umana opera attraverso ambivalenze, rimozioni, ripetizioni, conflitti.

La piattaforma favorisce la standardizzazione; la psiche esige lettura differenziale. L’app tende a offrire pacchetti; la clinica richiede formulazioni.

 

Nel tentativo di rendere la terapia più accessibile, si rischia di renderla più superficiale, più rassicurante che trasformativa.

 

La logica low cost introduce un ulteriore elemento: la pressione economica sulla durata e sulla qualità dell’intervento. Un servizio a basso prezzo, sostenuto da volumi elevati, impone tempi contingentati, sovraccarico degli operatori, rotazione dei casi.

 

La continuità, che nella letteratura viene identificata come fattore protettivo contro l’abbandono e la ricaduta, diventa variabile sacrificabile.

 

La relazione terapeutica, che richiede stabilità e riconoscimento reciproco, si frammenta in contatti funzionali.

 

Una psicologia autentica non coincide con la nostalgia del passato, né con il rifiuto del digitale.

 

Essa implica il mantenimento di un principio: la mente non è un problema tecnico da risolvere, ma una struttura dinamica che si modifica all’interno di un campo relazionale significativo.

 

Ogni terapeuta sa che la qualità dell’intervento si misura nella capacità di leggere ciò che non viene detto, di cogliere la micro-esitazione, di modulare l’interpretazione sullo sguardo dell’altro. L’esperienza clinica non si riduce alla trasmissione di contenuti; essa include la presenza, la responsabilità, la coerenza interna del professionista.

 

In un’epoca in cui tutto viene misurato in termini di rapidità e accessibilità, affermare il valore della profondità rappresenta un atto controcorrente.

 

La sofferenza psicologica non chiede soltanto sollievo; chiede significato.

 

La riduzione del disagio non coincide sempre con la ristrutturazione della personalità.

 

Un’app può suggerire strategie; un clinico autentico costruisce comprensione.

 

La grande tradizione psicologica, da Freud a Rogers, da Bowlby a Kernberg, ha insistito sul fatto che il cambiamento reale avviene quando la persona riesce a integrare parti scisse, a riorganizzare il proprio modo di pensare e di sentire, a trasformare il sintomo in narrazione consapevole.

 

Questo processo richiede tempo interno, disciplina metodologica e un’alleanza terapeutica che non può essere surrogata da un’interfaccia.

 

La domanda, dunque, non riguarda se la terapia debba avvalersi della tecnologia. La domanda riguarda chi governa il senso della terapia.

 

Se l’algoritmo determina la forma dell’incontro, la cura rischia di adattarsi alla piattaforma. Se il metodo clinico rimane sovrano, la tecnologia può diventare strumento senza trasformarsi in padrone.

 

La psicologia autentica non teme l’innovazione; teme la semplificazione eccessiva. Non si oppone alla diffusione dei servizi; si oppone alla riduzione della mente a merce.

Non difende il privilegio; difende la complessità.

 

Forse, tra cent’anni, la stanza di analisi avrà forme che oggi non immaginiamo.

 

Ciò che deve rimanere invariato è il principio che anima ogni cura degna di questo nome: la dignità della soggettività e la responsabilità di chi la accoglie.

 

Quando la psicologia dimentica questo fondamento, rischia di diventare consulenza emozionale, coaching adattivo, gestione dello stress in formato tascabile. Quando lo ricorda, diventa uno spazio in cui la vita può riorganizzarsi oltre le sue stesse fratture.

 

E qui si colloca la distinzione decisiva: una terapia può essere comoda, economica, immediata. Una cura autentica può essere esigente, rigorosa, talvolta scomoda.

 

La prima tranquillizza; la seconda trasforma.

 

La prima accompagna l’equilibrio esistente; la seconda lo mette in discussione per renderlo più vero.

 

La storia della psicologia non è la storia di un servizio, ma di un incontro.

 

Fintanto che esisterà qualcuno disposto a sostenere l’urto del dolore dell’altro con competenza e integrità, la disciplina conserverà il suo nucleo. Se la cura diventa soltanto prodotto, la psicologia perderà la sua anima senza accorgersene.

 

La vera modernità non consiste nel sostituire l’incontro con l’interfaccia, bensì nel custodire la profondità in qualunque forma l’incontro assuma. La mente umana continuerà a essere vulnerabile, conflittuale, creativa e irriducibile. Avrà sempre bisogno di essere ascoltata da una mente capace di pensare, non soltanto da un sistema capace di rispondere.

 

E forse, alla fine, la differenza resterà questa: la tecnologia può offrire connessione; solo una presenza clinica autentica può offrire trasformazione.

 

Quando due persone siedono, in qualunque spazio, e decidono di attraversare insieme il disordine interno fino a restituirgli senso, la psicologia rimane viva.

 

Tutto il resto è supporto.

 

Custodire questa distinzione rappresenta il compito etico della nostra generazione. Se sapremo farlo, la psicologia continuerà a essere ciò che è nata per essere: non un servizio tra i tanti, ma uno dei luoghi più alti in cui l’essere umano impara a riconoscersi e a ricostruirsi.

dott. Daniele Russo

Per qualsiasi situazione-problema di adulti, minorenni, coppie, che richiede la competenza psicologica,
ricevo a Palermo in largo Montalto, 5, quartiere Libertà.

Lo studio è facilmente raggiungibile da ogni punto della città ed è situato in una zona riservata e tranquilla, dove attualmente è possibile parcheggiare liberamente, senza strisce blu o parcheggi a pagamento.

Lo studio è situato in una posizione strategica, facilmente raggiungibile per chi cerca uno psicologo in zona Sciuti, Notarbartolo o Libertà. Grazie alla vicinanza con i principali assi viari, è un punto di riferimento anche per chi risiede in tutti i quartieri, tra cui,  Politeama, Malaspina e Uditore.

Occorre giungere in via Umberto Giordano dove si trova il negozio di mobili Moretti/Sannasardo.
Accanto al negozio vi è un cortiletto con barra che è largo Montalto.

Si riceve per appuntamento 

 
TERAPIA ADULTI_edited.jpg

dott. Daniele Russo 

Psicologo Clinico

e Forense Psicoterapeuta EMDR

Albo n. 3685 sez. A – 07.06.2006

polizza RC profess. AUPI-

n. 2020/03/2425586

P. IVA: 06350500820

Studio: 

Largo Montalto - 5

(trav. Via U. Giordano)

90144 - Palermo (PA)

Cell:

349. 81. 82. 809

 

  • Instagram
  • Facebook
  • psicologo palermo daniele russo

Miglior Psicologo Palermo Psicoterapeuta Palermo Psicologo a Palermo  Colloquio psicologico a Palermo  Supporto psicologico a Palermo  Psicologo per adulti, coppie e minori a Palermo

© 2000 - 2025 Dott. Daniele Russo

È severamente vietata la riproduzione, l'adattamento, la copia, l'estrazione e la diffusione, anche parziale, del layout grafico del sito, dei contenuti testuali, dei materiali fotografici, dei video e di qualsiasi altro elemento presente sulle pagine web del Dott. Daniele Russo, con qualsiasi mezzo e supporto, senza il preventivo consenso espresso scritto del titolare.

Ogni violazione del Diritto d'Autore (Legge n. 633/1941 e successive modifiche) sarà perseguita nelle sedi competenti. L'utilizzo di un consenso informato non autorizzato è vietato e sarà ugualmente oggetto di azione legale.

bottom of page