Bowlby e Ainsworth: l’incontro che ha cambiato la psicologia delle relazioni
- Daniele Russo

- 8 mar
- Tempo di lettura: 4 min
Negli anni Cinquanta, mentre la psicoanalisi tradizionale continuava a interpretare il legame madre-bambino come un effetto secondario della soddisfazione dei bisogni biologici, uno psichiatra britannico iniziò a formulare un’ipotesi destinata a cambiare radicalmente la psicologia dello sviluppo.
Il suo nome era John Bowlby.
La sua intuizione era semplice ma rivoluzionaria:il bisogno di legame non è un sottoprodotto dell’alimentazione o della cura.
È un sistema motivazionale primario.
Il bambino non cerca la madre perché ha fame.Cerca la madre perché ha bisogno di sicurezza.
Questa intuizione teorica trovò la sua dimostrazione scientifica grazie all’incontro con una psicologa canadese straordinaria:
Mary Ainsworth.
La loro collaborazione rappresenta uno dei momenti più fecondi nella storia della psicologia.
Bowlby aveva la visione.Ainsworth costruì la prova.
La scoperta che ha cambiato la psicologia delle relazioni
Negli anni Settanta, Mary Ainsworth progettò uno degli esperimenti più celebri della psicologia dello sviluppo:
la Strange Situation.
L’esperimento era tanto semplice quanto geniale.
Un bambino di circa un anno veniva osservato in una stanza mentre:
la madre entrava con lui
la madre usciva per pochi minuti
entrava uno sconosciuto
la madre tornava
Non si osservava il comportamento durante la separazione.
Il momento decisivo era il ritorno della madre.
Come reagiva il bambino?
Proprio da queste osservazioni emersero i modelli di attaccamento che oggi conosciamo:
Attaccamento sicuro
Il bambino protesta quando la madre esce, ma si calma rapidamente al suo ritorno.
Impara una cosa fondamentale:le relazioni sono un luogo sicuro.
Attaccamento ansioso
Il bambino è estremamente angosciato dalla separazione e fatica a calmarsi anche quando la madre torna.
La relazione diventa una continua richiesta di conferma.
Attaccamento evitante
Il bambino appare freddo, distante, quasi indifferente.
Ma gli studi fisiologici hanno dimostrato che lo stress interno è altissimo.
Semplicemente ha imparato che mostrare il bisogno non serve.
Attaccamento disorganizzato
Categoria individuata successivamente.
Il bambino mostra comportamenti contraddittori o confusi verso il caregiver.
Spesso si sviluppa in contesti di forte trauma o imprevedibilità relazionale.
Perché la teoria dell’attaccamento è fondamentale nella psicologia di coppia
Molti pensano che queste categorie riguardino solo l’infanzia.
In realtà sono tra i più potenti predittori delle dinamiche di coppia nell’età adulta.
Quando due persone iniziano una relazione sentimentale, non si incontrano soltanto due adulti.
Si incontrano:
due sistemi di attaccamento
due storie emotive
due strategie per gestire la paura dell’abbandono
Ed è proprio qui che la psicologia della coppia trova uno dei suoi campi clinici più profondi.
Nel mio lavoro di psicologo di coppia a Palermo, questa dinamica emerge continuamente nelle sedute.
A volte in modo drammatico.
Quando due storie di attaccamento entrano nella stessa stanza
Ricordo una coppia arrivata nel mio studio dopo dodici anni di relazione.
Lei non riusciva più a tollerare la distanza emotiva del partner.
Diceva:
“Se litighiamo, lui sparisce per giorni.Io non dormo, non mangio, lo chiamo cento volte.”
Lui, seduto accanto a lei, rispose con calma quasi glaciale:
“Io ho bisogno di pace. Quando lei insiste mi sento soffocare.”
Due persone intelligenti.Due persone che si amavano.
Eppure incapaci di capirsi.
Quando iniziammo ad esplorare le loro storie familiari emerse una dinamica molto chiara:
lei aveva sviluppato un attaccamento ansioso
lui un attaccamento evitante
Questa è una delle combinazioni più frequenti nelle relazioni sentimentali.
E anche una delle più dolorose.
Più lei cercava vicinanza.Più lui si allontanava.
Più lui si allontanava.Più lei intensificava la richiesta.
Un circuito emotivo perfetto.
Perfetto… nel produrre sofferenza.
Un’altra storia: quando l’attaccamento diventa paura dell’amore
Un altro caso che mi ha profondamente colpito riguardava una donna di trentacinque anni.
Era arrivata in terapia dopo tre relazioni terminate nello stesso modo.
All’inizio si innamorava intensamente.
Poi, quando la relazione diventava seria, iniziava a sabotarla.
Tradimenti improvvisi.Litigi violenti.Fughe improvvise.
Durante una seduta disse una frase che non dimenticherò:
“Quando qualcuno mi ama davvero, io scappo.”
La sua storia infantile era segnata da una figura materna imprevedibile e aggressiva.
L’amore, nella sua esperienza, era sempre stato accompagnato dalla paura.
Il suo sistema di attaccamento era profondamente disorganizzato.
E questo trasformava ogni relazione adulta in un campo minato.
Cosa succede davvero nelle crisi di coppia
Quando una coppia entra in crisi, spesso pensa che il problema sia:
la comunicazione
il tradimento
il sesso
la gelosia
i conflitti quotidiani
Questi elementi esistono.
Ma molto spesso sono solo la superficie del problema.
Sotto la superficie si muove qualcosa di molto più profondo:
il sistema di attaccamento.
Le domande invisibili che ogni partner porta nella relazione sono sempre le stesse:
Posso fidarmi di te?
Resterai quando avrò bisogno?
Mi abbandonerai quando sarò vulnerabile?
La risposta a queste domande è stata scritta molto tempo prima.
Nella relazione con le prime figure di attaccamento.
La vera funzione della terapia di coppia
Nel lavoro clinico con le coppie, l’obiettivo non è semplicemente “litigare meno”.
È ricostruire la sicurezza emotiva.
Quando un partner con attaccamento ansioso impara a regolare la paura dell’abbandono…
e un partner evitante impara a tollerare la vicinanza emotiva…
accade qualcosa di straordinario.
La relazione diventa finalmente uno spazio sicuro.
Non più un campo di battaglia.




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