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Litigare Bene: la sottile arte di trasformare il conflitto in crescita nella coppia



Le coppie felici non sono quelle che non litigano mai.

Le coppie felici sono quelle che hanno imparato a litigare bene.

Sembra un paradosso, e invece è una delle verità più profonde della psicologia delle relazioni. Il conflitto non è il contrario dell’amore: ne è la prova. Ogni volta che due esseri umani si incontrano davvero, con i loro limiti, le loro paure e le loro differenze, nasce una frizione inevitabile. Eppure è proprio in quella frizione che la coppia si plasma, si rinnova, cresce.

Come psicologo di coppia, ho visto molte relazioni morire non per troppi litigi, ma per troppi silenzi. La rabbia repressa, le parole non dette, la diplomazia che diventa distanza: questi sono i veri nemici dell’amore.


Le persone non smettono di amarsi, smettono di parlarsi”, scriveva Rollo May.


E quando la parola si interrompe, subentra l’indifferenza, la forma più sottile e letale della fine.

Il conflitto, invece, è un messaggero. Ogni discussione che ci ferisce porta un messaggio: un bisogno non riconosciuto, un confine violato, un desiderio rimasto invisibile. Negare il conflitto significa negare il linguaggio dell’anima.


Come scrive Erich Fromm in L’arte di amare:
L’amore immaturo dice: ti amo perché ho bisogno di te. L’amore maturo dice: ho bisogno di te perché ti amo”.

Litigare bene è il ponte che trasforma l’amore immaturo in amore maturo.


Litigare bene significa restare presenti mentre si è feriti. Significa ascoltare senza interrompere, parlare senza distruggere, sentire senza cancellare. Quando il partner parla, il compito non è rispondere, ma comprendere. Quando si dice “mi sento inascoltato”, invece di “tu non mi ascolti mai”, si apre un varco: si mostra vulnerabilità, e la vulnerabilità è la radice dell’intimità.

La coppia che litiga bene non si nasconde dietro i ruoli, non finge neutralità: attraversa la tempesta. Perché sa che ogni scontro è una soglia da varcare insieme. Non si tratta di evitare la rabbia, ma di darle un linguaggio, un senso, una direzione.

John Gottman, il più influente studioso delle relazioni affettive, lo ha dimostrato con decenni di ricerca: non sono la quantità dei conflitti a predire la fine di una relazione, ma la qualità delle interazioni negative. Critica, disprezzo, difensività e ostruzionismo — i “quattro cavalieri dell’apocalisse” — sono i veri indicatori della dissoluzione del legame.Quando l’amore diventa sarcasmo, chiusura o superiorità, la coppia smette di riconoscersi come alleata e inizia a difendersi come nemica.

Ma la terapia di coppia dimostra che l’opposto si può imparare: ascolto, empatia, responsabilità e riparazione.

Riparare è la parola chiave.

La riparazione è il gesto che distingue la coppia sana da quella destinata alla frattura. Come dice Donald Winnicott: “L’amore non è la perfezione della madre, ma la sua capacità di rimediare ai propri errori.”Così anche l’amore adulto: non è assenza di ferite, ma arte della riparazione.

Ricordo un caso clinico di due partner, entrambi quarantenni, intrappolati in anni di conflitti silenziosi. Non riuscivano più a parlarsi senza accusarsi. Durante una seduta, lui disse con voce rotta: “Mi sento sempre giudicato.”Lei, dopo un lungo silenzio, rispose: “E io mi sento sempre colpevole. ”In quell’istante, il conflitto si sciolse. Dietro il muro delle accuse c’erano due persone spaventate, che non volevano ferirsi ma non sapevano più come toccarsi senza dolore. Litigare bene, per loro, ha significato imparare a parlare da quel punto: non dalla rabbia, ma dalla paura.

Lo psicologo Robert Sternberg descrive l’amore come un triangolo composto da intimità, passione e impegno. Quando uno dei tre lati cede, il rapporto perde equilibrio.Il conflitto, allora, è il richiamo all’attenzione: segnala dove la struttura si è incrinata. Non distrugge: avverte.

A volte, serve fermarsi. Prendere tempo non significa fuggire: significa salvare la parola. Fermarsi prima che la collera diventi disprezzo, prima che il dolore diventi arma. La maturità affettiva è saper scegliere il silenzio non come punizione, ma come cura.

Chi sa attraversare un conflitto senza distruggere l’altro costruisce una relazione viva. Perché il conflitto, se attraversato con consapevolezza, è la palestra dell’amore maturo. È lì che impariamo la tolleranza della differenza, la compassione per i limiti, la forza della fragilità condivisa. Come scrive Martin Buber: “Tutto il vero vivere è incontro. ”E ogni incontro autentico passa attraverso la possibilità di scontrarsi senza perdersi.

Le coppie che riescono a litigare bene non sono quelle perfette, ma quelle che sanno riparare. Ogni conflitto risolto con autenticità diventa una cicatrice che unisce, non che divide. Ogni volta che due persone si scelgono dopo essersi ferite, stanno dicendo qualcosa di immenso: l’amore non è il contrario del dolore, ma la sua trasformazione.

Quando lavoro con le coppie in terapia, lo vedo accadere. Nel momento in cui la rabbia si spegne e lo sguardo torna a farsi umano, nella stanza si respira un silenzio diverso: quello della ricomposizione. È un istante fragile, ma potentissimo. È il punto in cui il conflitto smette di essere distruttivo e diventa generativo. E da lì, ogni volta, la coppia ricomincia.

Non possiamo guarire ciò che non sappiamo nominare”, scrive Irvin Yalom. Ecco perché la terapia non serve a evitare i litigi, ma a dare loro un linguaggio. A insegnare come dire la verità senza ferire, come ferirsi senza perdersi, come restare anche quando l’amore sembra vacillare.

Le coppie felici non sono quelle che non litigano. Sono quelle che, dopo averlo fatto, sanno dirsi ancora: resta qui. Ricominciamo da capo.

Daniele RussoPsicologo – Consulente per la coppia e la relazione affettiva Psicologia clinica e dinamiche relazionali – Palermo

 
 
 

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