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Terapia di coppia - Palermo 
«Amare non è guardarsi l’un l’altro,
ma guardare insieme
nella stessa direzione»
Antoine de Saint-Exupéry

La vita di Sigmund Freud fu segnata da una lunga e intensissima relazione epistolare con Martha Bernays.

Tra il 1882 e il 1886 Freud scrisse centinaia di lettere d’amore alla futura moglie.

In queste lettere emerge un Freud molto diverso da quello dei trattati teorici: appassionato, geloso, vulnerabile.

 

Scrive per esempio:

“Non posso immaginare la vita senza di te;
sei diventata la condizione stessa del mio pensiero.”

 

Molti storici ritengono che la tensione tra passione, rinuncia e sublimazione vissuta in questa relazione abbia contribuito a formare le prime riflessioni freudiane sul desiderio.

Se siete arrivati fin qui, significa che ci avete provato.

 

Avete parlato, discusso, forse litigato.


E nonostante questo, quel nodo è ancora lì: insiste, ritorna, si ripresenta sotto forme diverse e mette alla prova la vostra relazione. Non necessariamente perché non vi importi abbastanza o perché manchi l'amore o la volontà. A volte, semplicemente, arriva un punto in cui le risorse che una coppia può attivare da sola non sono più sufficienti.

Se siete qui, probabilmente non volete “mollare”.
 

E questo vi fa onore.

 

Perché nella vostra storia avete creduto, vi siete sostenuti, avete investito tempo, affetti e parti importanti di voi stessi.

 

Proprio per questo è legittimo — ed è una responsabilità condivisa — prendervi cura di questo momento critico, invece, di lasciarlo logorare lentamente fino a trasformare ciò che avete costruito in un terreno di stanchezza, rancore o distanza silenziosa.

Per questo può essere utile fermarsi prima che il logoramento diventi irreversibile.

 

Fermarsi davanti a uno psicologo delle relazioni non significa “dare ragione” a uno o all’altro, o sancire chi è colpevole.

 

La terapia di coppia non è un tribunale. Non è un processo, non è un’arena, non è un luogo in cui si stabilisce chi ha torto e chi ha ragione.

 

E soprattutto: la terapia di coppia non serve a “farvi restare insieme a tutti i costi”.

 

Serve a fare una cosa spesso trascurata, eppure decisiva:

capire cosa vi è successo e perché vi è successo.
 

Serve a mettere ordine in ciò che oggi appare confuso: le dinamiche che si ripetono, i punti di rottura ricorrenti, le ferite non elaborate, i linguaggi diversi, i bisogni che non riescono più a incontrarsi, le aspettative reciproche che si sono trasformate in delusione o pretesa.

 

Quando una relazione entra in crisi, raramente è un evento improvviso.
 

Spesso è un accumulo: incomprensioni sedimentate, silenzi cresciuti, tentativi falliti, parole dette male o non dette affatto.

 

Ed è proprio per questo che “parlarne ancora” tra voi può non bastare: non perché siete incapaci, ma perché quando la tensione si alza la coppia tende a ripetere gli stessi copioni, e ciò che dovrebbe chiarire finisce per aggravare.

 

Un primo incontro non serve a scegliere una direzione definitiva.

 

Non serve a decidere subito se restare o separarvi.
 

Serve a comprendere cosa sta accadendo alla relazione e a creare uno spazio più sicuro in cui poter riflettere con lucidità, senza pressioni e senza schieramenti.

 

In terapia non si cerca una “pace finta”.
 

Si lavora per tutelare la relazione e le persone che la abitano.

 

Questo significa due cose, entrambe importanti:

  • se esistono le condizioni per recuperare, si lavora per ricostruire comunicazione, fiducia, rispetto, intimità e collaborazione;

  • se invece emergesse che la conclusione più matura è una separazione, l’obiettivo diventa tutelare la dignità della relazione, ridurre la distruttività e accompagnare scelte più consapevoli, meno traumatiche, meno ambigue.

 

La terapia di coppia, in altre parole, non impone un esito.
 

Non spinge verso “restare” e non spinge verso “chiudere”.
 

Chiarisce.

 

Rende pensabile ciò che oggi è confuso. Riduce la reattività e il conflitto aggressivo e aumenta la possibilità di scegliere.

 

La mia responsabilità è garantire un setting neutrale, metodologicamente fondato, in cui entrambi possiate essere ascoltati in modo equo e in cui la relazione venga osservata con precisione clinica: senza moralismi, senza alleanze, senza favoritismi.

 

In questo spazio non si “vince” e non si “perde”: si prova a capire, a sanare le ferite che siete stati in grado di produrvi e risolvere la crisi.

 

E quando si capisce davvero, le decisioni diventano più pulite, più adulte, più sostenibili nel tempo.

Prima di ogni scelta, è necessario comprendere.

 

Se desiderate fissare un appuntamento, potete contattarmi per un primo incontro.

L’amore non è qualcosa che semplicemente accade.
È qualcosa che, nelle fasi difficili,va riconosciuto, curato e scelto.

​​

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Ogni relazione, prima o poi, attraversa momenti di fatica.


Ci sono fasi in cui le parole non arrivano più, in cui ci si sente distanti pur restando vicini, in cui l’amore c’è, ma sembra smarrito sotto il peso delle incomprensioni.

Una crisi non è necessariamente la fine di un legame.
 

Spesso è un segnale: qualcosa chiede attenzione, ascolto, cura.

Nel lavoro con la coppia non si entra per decidere se restare o lasciarsi.
 

Si entra per rallentare, per togliere rumore, per aiutare due persone che si sono scelte a ritrovarsi in uno spazio sicuro, dove potersi guardare senza paura di ferire o di essere feriti.

 

La terapia di coppia nasce per offrire questo:
 

un luogo in cui l’amore può essere rimesso al centro, senza accuse, senza difese, senza giochi di potere.
 

Un luogo in cui ciascuno può tornare a sentire, oltre al dolore, anche ciò che ancora unisce.

 

Quando esiste una disponibilità sincera da entrambe le parti — anche fragile, anche incerta — il lavoro clinico può aiutare a trasformare la crisi in un tempo di crescita, di maggiore comprensione reciproca, di scelta consapevole dell’altro, ancora una volta.

Non si promettono miracoli, ma si custodisce ciò che c’è.


E spesso, sotto la rabbia, la stanchezza e la paura, c’è molto più amore di quanto sembri.

 

Se senti che la tua relazione sta attraversando un momento difficile, ma non vuoi rinunciare al legame senza averlo prima compreso davvero, puoi contattarmi telefonicamente.
 

Valuteremo insieme se esistono le condizioni per un lavoro clinico che possa accompagnarvi con rispetto, delicatezza e competenza.

 

📞 Fissa il tuo appuntamento: 3498182809

dott. Daniele Russo 

Psicologo Clinico

e Forense Psicoterapeuta EMDR

​Albo n. 3685 sez. A – 07.06.2006

polizza RC profess. AUPI-

n. 2020/03/2425586

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largo Montalto, 5, (trav. via U. Giordano)

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Le immagini presenti in questo sito fanno parte di un progetto visivo ideato da Thalia Veneri, nato con l’intento di rappresentare in forma artistica alcune figure e relazioni significative della storia della psicologia. I personaggi raffigurati si ispirano ai grandi maestri del pensiero psicologico, protagonisti di teorie, scuole e momenti fondamentali nello sviluppo della disciplina. Le immagini non hanno finalità documentaria o biografica, ma costituiscono una reinterpretazione visiva e simbolica di queste figure e delle dinamiche relazionali che hanno attraversato la loro storia. Le rappresentazioni sono state realizzate tramite strumenti di intelligenza artificiale generativa e rielaborate in chiave artistica, con l’obiettivo di evocare atmosfere, contesti culturali e relazioni umane che hanno accompagnato la nascita delle idee psicologiche.

Il progetto si colloca quindi tra ricerca culturale, narrazione visiva e sperimentazione tecnologica, utilizzando l’immagine come linguaggio per raccontare la psicologia anche attraverso le storie e le relazioni dei suoi protagonisti. Le immagini non intendono riprodurre fedelmente persone reali. Ogni eventuale somiglianza con persone viventi o defunte è da considerarsi puramente casuale.

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