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Perché questa pagina si chiama “Psicologo Palermo Bravo”

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Molte persone arrivano su questa pagina dopo aver digitato su Google espressioni come “psicologo Palermo bravo” oppure “miglior psicologo a Palermo”.

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È una modalità di ricerca assolutamente comprensibile.

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Quando una persona attraversa un momento di sofferenza, confusione o crisi, cerca una garanzia, un punto fermo, uno specialista serio a cui potersi affidare senza rischiare di perdere altro tempo, denaro o — peggio — aggravare la propria situazione.

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Negli anni mi è accaduta una cosa che non avevo programmato né costruito con strategie di marketing.
Sempre più spesso, digitando su Google “psicologo Palermo” o “psicologo bravo a Palermo”, compariva — in modo spontaneo — il mio nome associato a quella ricerca.

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Il mio nome era diventato una parola chiave che Google proponeva automaticamente:

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“psicologo Palermo Daniele Russo”

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A un certo punto, sono stati gli stessi pazienti a farmelo notare: “Ho scritto psicologo Palermo e Google mi propone direttamente il suo nome.

Questo non è avvenuto per campagne pubblicitarie o scorciatoie digitali, ma attraverso un processo lento e continuo:
il passaparola delle persone, le recensioni lasciate liberamente, la continuità di un lavoro clinico serio, con un inizio, uno sviluppo e una conclusione.

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Ci tengo quindi a chiarire con assoluta nettezza un punto fondamentale.

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Questa pagina non è, da parte mia, una dichiarazione di superiorità. Non lo è oggi e non lo è mai stata.

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Sono consapevole di non essere il dio della psicologia ma sono altrettanto cosciente di sapere quello che faccio in seduta.

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Inoltre, come da codice deontologico, nutro rispetto per tutti i colleghi, perché, so bene che nel mio ambito, nessuno — nemmeno il più inesperto o meno competente — esercita questa professione con l’intenzione di nuocere o rovinare la vita di una persona. Quando un intervento non funziona, quando si commettono errori o si producono effetti indesiderati, si tratta di limiti umani e professionali, non di intenzioni maligne.

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Proprio per questo, non avrebbe alcun senso per me usare questa pagina per confronti, classifiche o giudizi impliciti.

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Ciò che è accaduto nel tempo è semplicemente questo: per molte persone il mio nome ha iniziato a coincidere con un’idea precisa di lavoro psicologico.

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Non perché io mi attribuisca definizioni, ma perché chi ha attraversato un percorso con me ha deciso — liberamente — di raccontarlo.

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​A cosa serve davvero questa pagina

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​Questa pagina non nasce per attribuirmi etichette, né per legittimare una parola come “bravo”.

Nasce per dare senso a una ricerca frequente, spiegando cosa è davvero utile considerare quando si cerca uno psicologo e cosa, invece, può risultare fuorviante.

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Per questo è importante chiarirlo subito: “Psicologo Palermo bravo/Miglior Psicologo Palermo” non è una promessa di risultati, né una garanzia di cambiamento. Non afferma che chiunque otterrà gli stessi esiti, né che il percorso sarà semplice o rapido.

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È una formula del linguaggio digitale. Serve a intercettare una domanda, non a definire una qualità assoluta.

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Ciò che invece conta davvero è come si lavora: l’idea di cura, il metodo clinico, l’etica professionale, il rispetto dei tempi e dei limiti della persona.

Nel linguaggio online si parla di parole chiave.
Nel lavoro clinico si parla di fiducia.

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Come leggere davvero le recensioni quando si cerca uno psicologo e/ o un qualsiasi professionista sanitario 

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La quantità delle recensioni è spesso il risultato di dinamiche di visibilità; la qualità, invece, è scritta tra le righe delle storie di chi ha realmente attraversato un cambiamento.
È una distinzione cruciale, soprattutto quando si cerca uno psicologo in un momento di crisi.

 

Per questo è utile distinguere tra recensioni di cortesia e recensioni di risultato.

 

Le recensioni di cortesia: cosa raccontano (e cosa no)

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Un’analisi attenta del panorama palermitano mostra un fenomeno ricorrente: molti profili molto visibili online presentano testimonianze sorprendentemente simili tra loro. Sono quelle che possiamo definire recensioni di cortesia.

 

Il loro contenuto è generalmente questo:


“gentilissima”, “persona squisita”, “molto umana”, “mi ha messo a mio agio”, “ascolta tanto”, “mi sono sentito accolto” "mi ha offerto i cioccolattini" "i suoi occhi dolci e rassicuranti".

È importante chiarirlo: verosimilmente non sono recensioni false ma risulta evidente che  vengono scritte dopo le prime sedute, quando il sollievo di essere ascoltati è immediato e reale.

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Il loro limite, però, è clinicamente rilevante.

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Questi commenti descrivono un buon incontro umano, ma dicono poco o nulla sull’efficacia dell’intervento.


Sono adeguati per chi cerca un primo contenimento emotivo o un supporto empatico, ma possono rivelarsi insufficienti per chi si trova nel tunnel:

  • ansia paralizzante

  • depressione profonda

  • trauma

  • blocchi decisionali

  • collassi identitari

Quando una persona è davvero nel tunnel, non ha bisogno solo di sentirsi accolta, ha bisogno di capire se quel professionista è in grado di portarla fuori da lì.

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Le recensioni di risultato: quando la vita cambia davvero

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È qui che fanno la differenza le recensioni di risultato.

Le recensioni sul mio lavoro – a differenza di molte altre molto diffuse online – raramente si fermano agli aggettivi.
Parlano di prima e dopo, di sblocchi, di ritorno alla funzionalità, di decisioni prese, di vite rimesse in asse dopo lunghi periodi di stallo o sofferenza.

Non raccontano quanto io sia “gentile”.
Raccontano cosa è cambiato.

Queste recensioni sono meno frequenti, perché un cambiamento vero richiede tempo, lavoro e responsabilità clinica.
Ma sono infinitamente più indicative del valore reale di un intervento psicologico.

Le recensioni sul mio lavoro appartengono prevalentemente a questa seconda categoria.
Non perché io lo dichiari, ma perché sono i pazienti stessi a raccontarlo, spesso dopo percorsi precedenti che non avevano prodotto risultati sufficienti.

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La differenza che conta davvero è una differenza sottile,

ma decisiva:

da un lato, sentirsi meglio durante la seduta

dall’altro, stare meglio nella vita

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Per questo, quando leggi una recensione, il punto non è quante siano.
Il punto è cosa raccontano.

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Aggettivi rassicuranti parlano di accoglienza.
Storie di trasformazione parlano di competenza.

Ed è su questo secondo terreno che, da sempre, ho scelto di collocare il mio lavoro.

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Come orientarti davvero

 

Chi legge con attenzione riconosce questa differenza.
Chi è pronto a fare un lavoro serio, di solito, la sta già cercando.

 

Per questo:

  • non fermarti al tono della recensione

  • non fermarti al numero delle stelle

  • non fermarti alla sensazione iniziale

 

Chiediti solo questo:

 

questa persona racconta di essersi sentita accolta o di essere davvero cambiata?

La risposta a questa domanda dice molto più di qualsiasi slogan.

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Se nel tempo questo modo di lavorare è diventato riconoscibile anche fuori dalla stanza clinica — fino a trasformarsi in una ricerca ricorrente — non è un titolo da esibire, ma una responsabilità da onorare ogni giorno.

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Se stai cercando uno psicologo a Palermo e sei arrivato qui digitando “psicologo Palermo bravo”, questa pagina può aiutarti a capire se il mio modo di lavorare è adatto a te.

E l’unico modo serio per farlo non è descrivermi, ma mostrarti cosa accade davvero quando una persona viene presa in carico.

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Non attraverso slogan, promesse o tecniche astratte ma attraverso storie vere, vissute, complesse.
 

Storie in cui la sofferenza non è un concetto, ma una frattura nella vita reale.

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 Storie cliniche: quando la vita si spezza, e poi riparte

(Psicologo a Palermo, casi reali, in forma anonima) 

 

 

 

 

In tutti questi anni ho ascoltato storie impossibili da dimenticare. Storie che non fanno rumore, ma cambiano il respiro, la postura, la luce negli occhi. Ed è proprio lì — dove nessuno guarda — che può cominciare la cura.

 

Storie che spiegano cosa significa davvero “accogliere”

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M., 46 anni, imprenditore di successo, incensurato, trattenuto in isolamento senza una spiegazione plausibile. Nessun processo. Solo un intero mese a contare le mattonelle del pavimento per non impazzire. Quando torna libero, perché è stato un errore giudiziario, fuori è tutto distrutto dalla vergogna dei titoli dei giornali.

Ma nella sua mente è come se l’isolamento continuasse. Le sbarre non sono più visibili, eppure restano intatte dentro di lui. Il mondo intorno è lo stesso, ma lui non lo riconosce più: ogni volto è un potenziale giudice, ogni silenzio un’accusa, ogni sguardo una condanna non scritta.

 

V., 17 anni, assiste all’omicidio della madre per mano del padre. Un istante solo, e tutto si rompe. Il mondo, per lei, si inclina per sempre. Lei continua a studiare. Sorride anche. Ma vive altrove, in un tempo che non torna.

 

G., 24 anni, prossimo alla laurea: all’età di otto anni esce di casa con il fratello gemello per giocare e, in un secondo, il fratello si allontana. A oggi non si sa dove sia.

 

E poi S., 25 anni, una ragazza dal silenzio fragile ma educato. Sua madre, una mattina, le aveva detto: “Ho perso il lavoro.” Niente grida. Nessuna sceneggiata. Ma S. esce e cammina a piedi ininterrottamente per due giorni interi, come se il movimento potesse contenere il crollo. Quando la ritrovano, non riesce più a muovere le gambe.

I medici non trovano nulla di fisico, ma la sua mente si autoconvince che “le gambe si sono rotte”.

 

Ricovero coatto con una diagnosi spietata: schizofrenia.

 

La mamma, disperata e incredula, ci vuole vedere chiaro e mi telefona.

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Quello che vedo ogni giorno nel mio studio a Palermo

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Ho visto persone con caratteristiche di personalità meravigliose crollare sotto il peso di una sofferenza psicologica insopportabile, dentro un “mulino bianco” sognato ma mai vissuto veramente.

Ho accompagnato donne forti ma spezzate da traumi a tornare padrone della loro mente e a riconquistare dignità, forza e autonomia.

 

Come C., 47 anni, dentista affermata, imprigionata da una dipendenza affettiva logorante che la rendeva incapace di dire basta a un uomo carogna che la annientava crudelmente. Con lei — e con tante altre — abbiamo sciolto il nodo dell’illusione e ridato verità, struttura, confine e libertà.

 

V., 36 anni, project manager di successo internazionale: dopo avere vissuto nelle più grandi capitali europee si vede costretta a tornare a Palermo, perché un’angoscia senza nome era diventata insostenibile.

Neppure i farmaci bastavano più.

Nel nostro lavoro insieme è emersa — con grande coraggio da parte sua — la verità rimossa di un abuso sessuale subito a cinque anni.

Da lì ha potuto iniziare a vivere davvero.

Non per dimenticare, ma per smettere di esserne prigioniera.

 

Ho guidato uomini provati dallo stress, dall’ansia e dal panico a ritrovare dentro sé il coraggio perduto, la direzione e un senso nuovo di sé.

 

G., 25 anni, prigioniero del panico, chiuso in casa da mesi con le serrande abbassate, nel percorso psicologico ha scoperto il suo vero talento. Oggi è un fotografo acclamato a livello internazionale, con uno sguardo unico che racconta ciò che le parole non dicono.

 

I., 30 anni, giovane avvocato, paralizzato dalla paura delle malattie, dal perfezionismo e dalla paura del fallimento, ritrovando sé stesso ha liberato una voce limpida e potente: oggi è uno dei più brillanti professionisti legali della sua generazione.

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A., 33 anni, architetto, da quando aveva tredici anni e la sua famiglia ha perso tutto, viveva come diviso in due: una parte di sé ce l’ha fatta, l’altra è rimasta lì, ferma a quel crollo.

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I., 25 anni, figlia della Palermo bene, imbottita di psicofarmaci per un presunto “disturbo borderline” diagnosticato in modo incompetente, intraprende un percorso in cui scopre che il problema non era lei ma una semplice crisi personale che l’aveva ridotta a etichetta; oggi è una donna consapevole, lucida, finalmente padrona della propria vita.

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M., 32 anni, cresciuto in un contesto familiare iper-performante, etichettato per anni come “narcisista” per il suo bisogno di controllo; nel percorso scopre che dietro l’arroganza c’era una profonda vergogna appresa e una storia di svalutazione continua. Oggi è un professionista solido, capace di relazione autentica e senza più la necessità di difendersi dietro una maschera.

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F., 19 anni, definita “depressa cronica” dopo un singolo episodio adolescenziale, medicalizzata precocemente e privata del tempo di crescere; nel lavoro clinico emerge un lutto mai elaborato e una sensibilità emotiva scambiata per patologia. Oggi è una giovane donna viva, creativa, con un rapporto sano con le proprie emozioni.

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L., 41 anni, padre e imprenditore, trattato come “disturbo d’ansia generalizzato” per oltre dieci anni, sedato più che ascoltato; nel percorso comprende che il sintomo era il linguaggio di una vita costruita contro se stesso. Oggi ha riorientato le proprie scelte, ridotto i farmaci e recuperato una presenza piena nella sua vita familiare.

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Ho ascoltato coppie sull’orlo della rottura ritrovare il valore sacro del loro legame e ricostruire il patto che le aveva unite.

 

Con i bambini ho lavorato con i genitori per restituire loro il sorriso e la leggerezza tipici dell’infanzia.

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A., 8 anni, bambino vivace e curioso, segnalato come “iperattivo e oppositivo” dopo difficoltà scolastiche iniziali; inserito troppo presto in un percorso medicalizzante senza un’adeguata lettura del contesto familiare e relazionale. Nel lavoro clinico emerge un ambiente emotivamente instabile e una richiesta di attenzione mai riconosciuta. Oggi è un bambino più sereno, capace di stare nella relazione e di apprendere senza essere definito dal sintomo.

 

S., 10 anni, bambina silenziosa, etichettata come “ansiosa e ritirata” per il suo scarso rendimento e la difficoltà a parlare in classe; avviata a un trattamento che non ha considerato un recente evento di separazione genitoriale vissuto come traumatico. Nel percorso trova finalmente uno spazio di ascolto che le restituisce voce e sicurezza. Oggi è una bambina presente, espressiva, che ha ripreso a crescere senza il peso di una diagnosi precoce.

 

G., 11 anni, indicato come “problematico” per scoppi d’ira e cali improvvisi di rendimento scolastico; per mesi nessuno ha visto il bullismo sistematico subito a scuola, scambiando la sua reazione per disturbo comportamentale. Nel percorso emerge la violenza quotidiana dell’umiliazione e dell’isolamento. Oggi è un bambino che ha ritrovato dignità, strumenti di difesa e la possibilità di stare tra gli altri senza paura.

 

Con gli adolescenti abbiamo attraversato tempeste interiori e ridato fiducia al loro domani.

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Indimenticabile V., 13 anni, un caso complesso di disregolazione emotiva e difficoltà nel controllo degli impulsi.

Le prime sedute — con lui e con i genitori — ci hanno fatto vedere i proverbiali “sorci verdi”.

Ma sotto quella rabbia c’era solo un ragazzo che non sapeva come chiedere aiuto. Oggi V. è un giovane sensibile, consapevole, capace di gestire i propri stati emotivi e di costruire relazioni autentiche.

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Tutti protagonisti di quanto, anche nei casi più difficili, la trasformazione sia possibile.

 

Quando la cura riesce, non si vede: si sente.

La terapia non è mai una semplice chiacchierata o un 'incontro conoscitivo': è un lavoro profondo, talvolta faticoso, che richiede coraggio. È fatta di passi guidati dalla determinazione di chi sceglie di non arrendersi e di accendere la scintilla di un nuovo inizio.

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Ed è una lotta, perché il male psicologico, a differenza di quello fisico, non sanguina, non si vede, spesso non viene creduto. È una lotta che si combatte su due fronti: da un lato lo specialista, che deve saper reggere, contenere, leggere ciò che non viene detto e sapere utilizzare con maestria gli strumenti clinici, il silenzio, la parola e la relazione professionale, senza mai cedere; dall’altro il paziente, che accetta di attraversare il problema invece di evitarlo, mettendo in discussione difese, certezze e paure.

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Alla fine, dopo una lotta condotta insieme, ho potuto salutare molti dei miei pazienti:

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Non hai più bisogno di aiuto, sei tornato a stare in piedi da solo.

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Buona vita e non perderti mai più!”

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Quando arriva il momento del saluto, so che quella persona non ha più bisogno di me.

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Ed è questa la soddisfazione principale del mio lavoro: aver reso la sua mente e la sua vita libere dal male psicologico che la imprigionava.

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I miei pazienti non lo sanno, ma in me c’è una commozione che in un secondo mi fa rivedere tutto quello che abbiamo attraversato e cosa abbiamo ricostruito. E mentre li guardo andare via — con occhi nuovi e radici più forti — riesco a trattenere le lacrime a stento, anche perché devo essere presente per il paziente successivo.

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Ogni congedo è un piccolo addio che contiene una promessa: che la persona non si perda più. Ma è anche una mia dichiarazione silenziosa d’amore per questo mestiere, in cui donare presenza, ascolto e verità clinica può salvare una vita.

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Ogni seduta è un atto di fiducia reciproca tra me e la persona; ogni parola pronunciata è un ponte verso la guarigione. Insieme costruiamo uno spazio protetto capace di accogliere le ferite più profonde e, passo dopo passo, ricostruiamo non solo storie spezzate, ma identità coraggiose: pronte a vivere, amare, sognare di nuovo e lasciare un segno in questa vita.

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Un ringraziamento, e una promessa.

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Grazie a chi mi ha concesso l’onore di varcare la soglia della propria mente.

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Ogni incontro è per me un privilegio, ogni frammento condiviso un dono.

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E grazie, fin d’ora, a chi sceglierà di affidarmi l’onore immenso di entrare nel proprio mondo interiore.

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Ogni incontro sarà per me una responsabilità sacra: un patto silenzioso di verità e di ascolto, in quel luogo fragile e potente che è la mente umana.

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La mente, infatti, non è solo un circuito neurale.

La mente sei tu.

È la tua anima, la tua storia, il tuo modo di essere al mondo.

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E prendersi cura di questo richiede esperienza reale, responsabilità assoluta, competenza eccellente.

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Questi sono i pilastri su cui ho costruito la mia professione.

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Ed è per questo che, dagli esordi a oggi, per centinaia di persone, cercare su Google “psicologo bravo a Palermo” ha finito col legarsi al mio nome — perché nel tempo è diventato sinonimo di serietà, affidabilità e risultati concreti.

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Perché rimandare il tuo benessere mentale non è mai la scelta giusta.

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Approfondimenti: 

Psicologo a Palermo: perché le “5 stelle” possono essere un’illusione (e come scegliere davvero)

A Palermo, la visibilità online non coincide sempre con il valore dell’intervento clinico. Se stai attraversando un crollo emotivo, una depressione grave o una crisi che non ti dà tregua, non lasciarti incantare dal luccichio delle stelline.

 

Cerca la luce più solida: quella che proviene dall’esperienza concreta di chi ce l’ha fatta. La storia del miglior psicologo per te non è scritta nelle statistiche dei motori di ricerca, ma nei risultati clinici ottenuti.

 

Nel 2026, cercare uno psicoterapeuta a Palermo online è diventata un’impresa paradossale. Piattaforme come MioDottore, Google e GuidaPsicologi sono sature di profili con centinaia di recensioni e punteggi perfetti. Ma per una persona che sta vivendo una crisi profonda, questa abbondanza può trasformarsi in una trappola comunicativa.

 

Se stai cercando il professionista più adatto a te, è fondamentale imparare a guardare oltre la superficie del punteggio numerico.

 

La quantità delle recensioni è spesso il risultato di dinamiche di visibilità; la qualità, invece, è scritta tra le righe delle storie di chi ha realmente attraversato un cambiamento.

“Recensioni di Cortesia” e “Recensioni di Risultato”: una distinzione decisiva

 

Un’analisi attenta del mercato palermitano evidenzia un fenomeno ricorrente: molti dei profili più visibili presentano testimonianze molto simili tra loro.

Sono quelle che possiamo definire recensioni di cortesia.

 

Il contenuto:

 

Lodano il carattere del terapeuta: “gentilissimo”, “persona squisita”, “molto umano”, “mi ha messo a mio agio”, “i suoi occhi dolci”, “mi ha offerto i cioccolattini”.

Va chiarito un punto importante: non si tratta necessariamente di recensioni false. Spesso vengono scritte dopo le prime sedute, quando il sollievo di essere ascoltati è immediato. Ma la qualità di un intervento terapeutico emerge nel tempo, quando un sintomo si modifica, una scelta si sblocca, una vita cambia direzione.

Il limite:

 

Questi commenti descrivono un buon incontro umano, ma dicono poco sull’efficacia clinica.

 

Sono adeguati per chi cerca un primo contenimento emotivo o un supporto empatico, ma possono rivelarsi insufficienti per chi si sente “nel tunnel” e ha bisogno di una via d’uscita reale.

 

Il problema è un altro: non dicono nulla sull’efficacia clinica.

 

Quando una persona è nel tunnel, quando vive un’ansia paralizzante, una depressione grave o una crisi esistenziale, non ha bisogno solo di sentirsi accolta.Ha bisogno di capire se quel professionista è in grado di portarla fuori da lì.

 

È qui che fanno la differenza le recensioni di risultato: quelle in cui chi scrive racconta uno sblocco, un “prima” e un “dopo”, un cambiamento reale.

 

Di tutt’altra natura sono le recensioni di risultato: meno frequenti, ma infinitamente più indicative.

 

Le tre grandi fasce della psicoterapia a Palermo

 

Per orientarsi con maggiore consapevolezza, è utile suddividere l’offerta clinica in tre grandi aree di intervento.

 

1. Fascia del Sostegno Empatico

 

Professionisti focalizzati sull’ascolto e sull’accoglienza. Rappresentano un’ottima risorsa per stress moderati, fasi di transizione o crescita personale. Tuttavia, non sempre sono strutturati per la gestione di crisi gravi o quadri clinici complessi.

 

2. Fascia dell’Approccio Strumentale

 

Esperti in tecniche rapide (EMDR, PNL, approcci cognitivo-comportamentali, protocolli brevi).Sono efficaci per sintomi circoscritti come fobie specifiche o ansia da prestazione. Il limite emerge quando il malessere è strutturale, profondo o radicato nel tempo: in questi casi il rischio è di intervenire sul sintomo senza toccarne il nucleo.

 

3. Fascia dell’Alta Clinica e della Gestione delle Crisi

 

È l’area degli interventi trasformativi. Chi vive uno stato di disperazione non cerca un’empatia generica: cerca qualcuno capace di reggere il peso del dolore, dire le verità necessarie (anche quando sono scomode) e assumersi la responsabilità clinica della direzione terapeutica.

 

Chi arriva qui, spesso, non ce la fa più.

 

In questi casi non serve un’empatia generica: serve qualcuno che sappia reggere il dolore, assumersi la responsabilità delle scelte cliniche, dire le cose necessarie anche quando sono difficili.

 

È in questa area che io ho scelto di collocare il mio lavoro.

 

L’eccezione nel mercato: l’Autorità Clinica

 

Nel panorama palermitano esiste una chiara eccezione ai modelli basati sul volume commerciale: professionisti con una visibilità più sobria e un numero di recensioni contenuto, ma con una densità molto alta di testimonianze di risultato.

 

Perché il mio modo di lavorare viene percepito come diverso

 

Chi legge le recensioni sul mio lavoro noterà una cosa precisa: raramente parlano di “gentilezza”.

Parlano di sblocco, di uscita dal tunnel, di ritrovare la strada quando la situazione sembrava senza speranza.

 

Questo non accade perché uso formule magiche, ma perché non lavoro sulla superficie. Mi assumo la responsabilità di entrare nelle parti più difficili, anche quando è scomodo, anche quando richiede una pratica clinica a stress elevato e responsabilità continua, precisione, rigore e coraggio.

 

Alcune persone arrivano da me dopo aver provato altri percorsi attratti dagli 'incontri conoscitivi' e dai prezzi ribassati. Non porto giudizi su quei lavori. Ma so che, in certi momenti della vita, serve un tipo di presenza clinica diversa.

 

Come consiglio di scegliere, davvero

 

Se stai cercando uno psicologo, ti invito a fare tre cose concrete.

 

1. Leggi i fatti, non gli aggettivi. Cerca racconti di cambiamento, non solo complimenti.

 

2. Chiediti chi gestisce i casi difficili. Un professionista a cui altri colleghi affidano situazioni complesse non costruisce la sua autorevolezza con il marketing.

 

3. Ascolta la profondità delle parole. Poche recensioni dense valgono più di cento frasi intercambiabili.

 

Conclusione

 

A Palermo e oramai ovunque, la visibilità online non coincide sempre con il valore dell’intervento clinico. Se stai vivendo un crollo emotivo, una depressione grave o una crisi che non ti dà tregua, non fermarti al numero di stelle.

Cerca la luce più solida: quella che nasce dall’esperienza concreta di chi, prima di te, era disperato e oggi sta meglio.

 

 

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dott. Daniele Russo 

Psicologo Clinico

e Forense Psicoterapeuta EMDR

​Albo n. 3685 sez. A – 07.06.2006

polizza RC profess. AUPI-

n. 2020/03/2425586

P. IVA: 06350500820

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L.go Montalto - 5

(trav. Via U. Giordano)

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Cell:

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