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Quando l’abuso è accaduto nell’infanzia, il trauma può restare “dentro” per anni

Se sei arrivato/a qui, è possibile che tu abbia convissuto a lungo con qualcosa di difficile da nominare.


Un abuso subito da minorenne non è “un ricordo brutto”: è una violazione che può incidere sul senso di sicurezza, sull’immagine di sé, sul corpo, sulla fiducia e sulla capacità di sentirsi al riparo.

Molte persone adulte che hanno vissuto un abuso in età infantile o adolescenziale raccontano, anche dopo anni, sensazioni come:

  • vergogna che compare senza motivo

  • colpa che non si riesce a scacciare

  • paura o allerta costante

  • difficoltà nella sessualità o nei rapporti

  • bisogno di controllo, oppure periodi di “assenza”, distacco, confusione

  • la sensazione di avere una parte ferita che gli altri non vedono

A volte non c’è un ricordo nitido.

A volte c’è un ricordo chiarissimo.


In entrambi i casi, ciò che conta è una verità clinica semplice e fondamentale:

 

non sei tu a essere sbagliato/a.
È stato sbagliato ciò che ti è stato fatto.

 

E non sei responsabile della violenza subita, anche se chi l’ha compiuta era un adulto “vicino”, un familiare, una figura di fiducia, o qualcuno che avrebbe dovuto proteggerti.

Se porti dentro rabbia, confusione, disgusto, vergogna, o persino la tentazione di minimizzare, non significa che stai esagerando: significa che la tua psiche ha dovuto trovare un modo per sopravvivere.

Qui l’obiettivo non è costringerti a raccontare.


L’obiettivo è restituirti sicurezza, confini, dignità e libertà: la libertà di non essere più governato/a da ciò che è accaduto.

Il trauma può esprimersi in molti modi: ansia, ipervigilanza, attacchi di panico, insonnia, flashback, dissociazione, difficoltà nei rapporti, vergogna, colpa, blocchi nella sessualità, somatizzazioni.


Se ti riconosci anche solo in parte, non significa “essere rotti”:

significa che il tuo sistema ha provato a proteggerti.

📞 Primo passo: una telefonata riservata

 

Se stai leggendo questa pagina, è possibile che dentro di te ci sia già una domanda, o un bisogno di essere ascoltato/a senza dover spiegare tutto.

 

Puoi telefonarmi direttamente per una prima telefonata riservata.

Non è una seduta, non è un impegno, non è una prova.

 

È uno spazio breve e protetto per: capire cosa stai vivendo chiarire se questo tipo di percorso può esserti utile ricevere un primo orientamento clinico, con calma e rispetto.

 

Durante la telefonata non sei obbligato/a a raccontare nulla che non ti senta di dire.

 

Puoi anche solo ascoltare, fare una domanda, o fermarti quando vuoi.

 

Ogni chiamata è trattata con massima discrezione e rispetto della tua privacy.

 

 

 

 

 

(Se non posso rispondere subito, richiamo il prima possibile.)

 

Se esiti prima di chiamare devi sapere che molte persone che hanno vissuto un abuso sessuale temono di “disturbare”, di non essere pronte, o di non sapere cosa dire.

Non serve essere pronti. Serve solo fare il primo passo.

Anche una telefonata in cui dici soltanto: “Ho letto la pagina e ho bisogno di capire se posso iniziare” è più che sufficiente.

 

Un passo piccolo, ma reale.

 

La cura del trauma non comincia quando si racconta tutto.

Comincia quando qualcuno risponde al telefono dall’altra parte, con rispetto, competenza e umanità.

 

Chiama ora. Non devi attraversare questo da solo/a.

Approfondimenti

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Trauma da abuso sessuale

Un percorso di cura fondato sulla sicurezza, sul rispetto e sulla restituzione di sé

 

Il trauma da abuso sessuale non è solo il ricordo di un evento doloroso.
È un’esperienza che può alterare in profondità il senso di sicurezza, il rapporto con il corpo, con le emozioni e con gli altri.

 

Spesso agisce in silenzio, nel tempo, lasciando tracce che non sempre sono immediatamente riconoscibili.

 

Chi ha vissuto un abuso sessuale può portare con sé sentimenti di confusione, vergogna, paura o colpa che non appartengono alla persona, ma sono il risultato di una violazione subita.

 

Nulla di ciò che è accaduto definisce il valore, la dignità o l’identità di chi ne è stato colpito.

 

Dal punto di vista clinico, il trauma sessuale è una risposta dell’organismo e della psiche a una condizione di sopraffazione.

È una reazione umana, comprensibile, che merita cura, tempo e rispetto, mai giudizio.

 

Il lavoro psicologico sul trauma da abuso sessuale si fonda prima di tutto sulla ricostruzione della sicurezza.
 

Sicurezza nel setting terapeutico, nella relazione, nei tempi.

 

Solo quando una persona si sente protetta può iniziare, gradualmente, a riavvicinarsi a ciò che è stato senza esserne travolta.

 

In questo spazio clinico, l’intervento non forza il racconto, non accelera i processi, non chiede prestazioni. La priorità è accompagnare la persona nella riconnessione con il proprio corpo, con i propri confini e con la possibilità di scegliere, restituendo continuità alla propria storia.

 

Ogni percorso è unico.

Ogni passo ha un senso.
 

La cura del trauma non consiste nel cancellare il passato, ma nel fare in modo che il passato non abbia più il potere di governare il presente.

 

Qui, il lavoro terapeutico è orientato alla delicatezza, alla competenza e a un ascolto profondo, perché la sofferenza che nasce da una violazione ha bisogno di essere incontrata con rispetto e umanità prima ancora che con tecnica.

Se senti che alcune parole risuonano, ma parlare di ciò che è accaduto ti sembra ancora difficile, sappi che anche il silenzio ha diritto di essere accolto.

Non è necessario sapere da dove cominciare e nemmeno avere tutto chiaro.

 

A volte è sufficiente sentire che qualcuno è disposto ad ascoltare senza invadere, senza giudicare, senza pretendere.

 

Se lo desideri, puoi contattarmi direttamente per chiedere informazioni, fare una prima valutazione o semplicemente capire se questo spazio può essere adatto a te.

 

Ogni richiesta viene accolta con riservatezza, rispetto e attenzione ai tuoi tempi.

 

Per chi preferisce un primo avvicinamento più indiretto, è possibile anche ascoltare una mia recente partecipazione radiofonica, come ospite di una puntata interamente dedicata al tema dell’abuso sessuale e del trauma psicologico.

 

In quell’occasione ho parlato di ascolto, di cura, di ricostruzione della sicurezza e di come il trauma possa essere affrontato senza riaprire ferite, ma prendendosene cura con delicatezza.

 

A volte, ascoltare qualcun altro parlare di ciò che non si riesce ancora a dire può essere un primo passo.
 

Un passo piccolo, ma sufficiente per non restare soli.

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Per qualsiasi situazione-problema di adulti, minorenni, coppie,
che richiede la competenza psicologica,
ricevo a Palermo in largo Montalto, 5, quartiere Libertà.

Lo studio è facilmente raggiungibile da ogni punto della città ed è situato in una zona riservata e tranquilla, dove attualmente è possibile parcheggiare liberamente, senza strisce blu o parcheggi a pagamento.

Lo studio è situato in una posizione strategica, facilmente raggiungibile per chi cerca uno psicologo in zona Sciuti, Notarbartolo o Libertà. Grazie alla vicinanza con i principali assi viari, è un punto di riferimento anche per chi risiede nei quartieri Politeama, Malaspina e Uditore

Occorre giungere in via Umberto Giordano
dove si trova il negozio di mobili Moretti/Sannasardo.
Accanto al negozio vi è un cortiletto con barra
che è largo Montalto

Si riceve per appuntamento 

 
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dott. Daniele Russo 

Psicologo Clinico

e Forense Psicoterapeuta EMDR

Albo n. 3685 sez. A – 07.06.2006

polizza RC profess. AUPI-

n. 2020/03/2425586

P. IVA: 06350500820

Studio: 

L.go Montalto - 5

(trav. Via U. Giordano)

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349. 81. 82. 809

 

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