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Psicologo a Palermo specializzato in crisi personali, crescita personale, sovraccarico emotivo e riorganizzazione interiore. Supporto professionale per adulti e giovani che stanno attraversando un blocco, un periodo di stress o un momento di cambiamento

Crisi personale: quando non è una psicopatologia, ma un cortocircuito psichico 

Non dipende dall’età, non è segno di debolezza: è il momento in cui chiedere aiuto diventa un atto di lucidità e maturità.

PSICOLOGO PALERMO DANIELE RUSSO

Ci sono momenti della vita in cui non si è “malati”, non si soffre di alcuna psicopatologia e non si ha bisogno di una diagnosi.
Tuttavia si soffre.
Si chiama Crisi. 
Crisi Personale. 

Sentirsi persi non significa essere senza direzione.
Significa che la mappa vecchia non funziona più.

Tu non sei nel caos.
Sei oltre un sistema di orientamento che per anni ha funzionato (reggere, capire, controllare, risolvere) e che ora non ha più presa sul presente.

Questo produce esattamente ciò che descrivi:

  • confusione

  • stanchezza alta ma non totale

  • rabbia muta

  • senso di smarrimento

È una crisi di orientamento, non di identità.

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Confusione 

Non è “non capire”.
È troppo capire senza riuscire a tradurlo in direzione.

Come se la bussola funzionasse, ma non ci fosse più il nord.

👉 Questo non si risolve pensando meglio.

Stanchezza

Non è sonno.
Non è riposo mancante.

È usura da esposizione continua da:

responsabilità

vigilanza

tenuta

controllo silenzioso

👉 Qui non serve riposare di più, serve smettere di reggere (anche solo a tratti).

Semplicemente, si è arrivati a un punto di rottura.

 

Può essere un cambiamento improvviso, una decisione che pesa, un’identità che non convince più, una relazione che chiede verità, un lavoro che non dà respiro.

 

La crisi personale è questo: un passaggio fragile ma fondamentale, in cui la mente non crolla ma sta per crollare e chiede spazio, direzione e un ascolto competente.

 

Non dipende dall’età: può accadere a vent’anni come a sessanta, quando il mondo esterno impone ritmi e pressioni che nessuno insegna davvero a gestire. E non significa essere deboli o “stupidi”: significa riconoscere i propri limiti con maturità e scegliere di non improvvisare su ciò che conta davvero.

 

Alcune difficoltà, senza un confronto con uno specialista, non trovano soluzione: rimangono sospese, si trascinano, si trasformano in stanchezza, confusione o in un senso di fallimento che non appartiene alla persona ma alla mancanza di strumenti.

 

Le statistiche sulla società moderna sono chiare: viviamo in una condizione di sovraccarico continuo — emotivo, lavorativo, relazionale — che sta riducendo progressivamente la capacità degli esseri umani di fermarsi, ascoltarsi e pensarsi in profondità.

Rivolgersi a uno psicologo, in questo contesto, non è un segno di fragilità: è una forma di lucidità.

 

Il mio lavoro è aiutare a interpretare ciò che sta accadendo, dare ordine al disordine, chiarire ciò che è confuso e trasformare una fase di smarrimento in una nuova forma di maturità. Non si tratta di curare qualcosa: si tratta di comprendere, crescere e ripartire con maggiore consapevolezza.

Cosa accade nel “cortocircuito”, nell’esaurimento e nella crisi mentale

 

Quando si parla di cortocircuito mentale, esaurimento o crisi, si descrivono tre modalità diverse con cui la mente e il sistema nervoso reagiscono a un sovraccarico:

 

Il cortocircuito – la mente si blocca

A livello neuronale, il “cortocircuito” è un’interruzione temporanea della capacità del cervello di integrare le informazioni: le reti che regolano il giudizio, la calma e la pianificazione (corteccia prefrontale) vengono sopraffatte dall’iperattività delle aree emotive profonde (amigdala e sistema limbico).
Il risultato è un blocco improvviso, confusione, difficoltà a pensare con linearità.

 

Dal punto di vista freudiano, il cortocircuito è un momento in cui l’Io perde temporaneamente il controllo, schiacciato da pressioni interne (desideri, paure, conflitti) ed esterne.

 

L’Io, sovraccarico, “salta”: non riesce più a mediare.

 

 

L’esaurimento – quando il sistema non risponde più

 

 

A livello neurobiologico l’esaurimento è il prodotto di un’esposizione prolungata allo stress:

aumento cronico del cortisolo,

riduzione della neuroplasticità,

rallentamento delle funzioni esecutive,

calo delle riserve attentive e motivazionali.

L’organismo entra in modalità risparmio energetico: fatica, apatia, sensazione di non farcela.

Per la Clinica Psicologica, l’esaurimento rappresenta una condizione in cui l’Io consuma tutte le sue energie nel tentativo di mantenere equilibrio tra richieste interne ed esterne.

Quando l’energia psichica finisce, sopraggiunge il collasso: non una psicopatologia propriamente detta ma sfinimento.

 

La crisi mentale – lo scontro tra ciò che si è e ciò che si dovrebbe essere

 

Neurofisiologicamente, la crisi è un picco: il sistema nervoso segnala che non può più sostenere lo stesso schema di funzionamento.
È un allarme che obbliga al cambiamento.

Psichicamente, la crisi è il momento in cui l’Io non riesce più a contenere il conflitto tra il Sé autentico e ciò che è stato richiesto, imposto, appreso.


La crisi non è malattia: è un punto di verità.

 

 

Approfondimenti

 

 

La verità sul colloquio psicologico: cosa accade davvero quando si entra in studio

Il colloquio psicologico non è una conversazione qualunque, né un semplice sfogo.

È un luogo tecnico e protetto in cui la persona può, per la prima volta, essere ascoltata senza giudizio, senza pressioni e senza ruoli. Lo psicologo non dà consigli, non impone soluzioni e non offre frasi di conforto generiche: ricostruisce con precisione quello che accade dentro di te, mette ordine, individua i punti ciechi, traduce ciò che senti in qualcosa di chiaro e utilizzabile.

Analizza i tuoi schemi, osserva i tuoi processi mentali, decodifica ciò che ti confonde e ti restituisce un’immagine comprensibile di ciò che stai vivendo.


Il colloquio è un lavoro, non un ascolto passivo: è uno spazio in cui finalmente la mente può respirare.

 

Molte persone scoprono, proprio lì, che quello che stavano vivendo da anni non era debolezza, ma un carico eccessivo che nessuno aveva mai aiutato a comprendere.

La differenza tra aiuto amicale e aiuto specialistico

 

L’aiuto di un amico è prezioso, ma è un aiuto orizzontale: nasce dall’affetto, dall’esperienza personale, dalla vicinanza emotiva. L’amico ascolta, consola, dà opinioni basate sulla propria storia, offre compagnia. È un supporto umano e affettivo, ma non è uno strumento clinico.


L’aiuto dello psicologo, invece, è verticale: non nasce dalla sua esperienza personale, non si fonda sul coinvolgimento emotivo e non si basa sul “consiglio”. È un aiuto tecnico, scientifico, misurato. Lo psicologo osserva come pensi, come reagisci, come funziona il tuo sistema emotivo, quali schemi ripeti, dove si inceppa il tuo sistema interno.
 

La differenza è semplice:

  • l’amico ascolta ciò che dici;

  • lo psicologo ascolta ciò che accade dentro di te mentre lo dici.

 

L’uno ti sta vicino; l’altro ti aiuta a riorganizzare.


Sono due aiuti diversi: entrambi importanti, ma non sovrapponibili.

 

Come lo psicologo disinnesca il cortocircuito psichico

Il cortocircuito psichico non si “sblocca” con un consiglio, con una frase motivazionale o con un semplice sfogo. Richiede un lavoro strutturato.

Ecco cosa avviene tecnicamente:

 

1. Interrompe il loop mentale

 

Durante un cortocircuito, la mente rimane intrappolata in un circuito ripetitivo:

  • pensiero → allarme → confusione → blocco → pensiero → allarme…

​​

Lo psicologo interviene spezzando questo circuito attraverso domande precise, rallentamento del ritmo, riformulazioni e interpretazioni allineate con il settore che fanno emergere aspetti che il paziente non vede.
Quando il loop si interrompe, la mente riprende a respirare.

2. Ricostruisce il significato dell’esperienza

Il cortocircuito nasce dalla perdita di significato: ciò che accade non ha più una spiegazione interna.
Lo psicologo ricostruisce i nessi, collega gli eventi, riorienta il paziente.
È come rimettere ordine tra fili intrecciati: la chiarezza mentale riduce immediatamente il cortocircuito emotivo.

 

3. Disattiva l’allarme dell’amigdala

Quando la persona è in sovraccarico, il cervello emotivo prende il comando.
Il colloquio clinico strutturato, scandito da chi questo lavoro lo sa fare , abbassa l’attività dell’amigdala.

 

Lo psicologo utilizza:

  • tono regolante,

  • domande che riportano alla realtà,

  • tecniche di grounding,

  • ridefinizione cognitiva,
    per riportare il paziente dal livello emotivo a quello razionale.

    Quando l’amigdala si quieta, il cortocircuito si quieta.

​​

4. Rafforza la corteccia prefrontale (la “centralina” del pensiero)

Parlare con uno psicologo, in un setting tecnico, riattiva le aree cerebrali deputate alla pianificazione e al controllo.
In altri termini: il cervello torna a funzionare “dall’alto verso il basso”, non più dal basso (emozione) verso l’alto (panico).
La persona recupera lucidità, ordine, direzione.

5. Ripristina il ruolo dell’Io (visione freudiana)

Secondo Freud, il cortocircuito è un collasso momentaneo dell’Io sotto pressioni eccessive.
Il lavoro dello psicologo consiste nel:

  • nominare ciò che è taciuto,

  • portare alla coscienza ciò che è rimosso,

  • chiarire i conflitti interni,

  • distinguere ciò che appartiene al passato da ciò che è attuale.
    In questo modo l’Io riprende il controllo, si rialza, si riorganizza.

​​

6. Restituisce alla persona la propria struttura mentale

Quando la persona comprende cosa le sta accadendo, perché sta succedendo e quale parte di sé è coinvolta, il cortocircuito si disattiva: non c’è più caos, ma una mappa.
Ed è questo che fa lo psicologo: costruisce quella mappa insieme al paziente.

Se senti che è il tuo momento

Se ti ritrovi in queste parole, se avverti un sovraccarico, un blocco, un cortocircuito o semplicemente la sensazione di non potere più “tenere tutto insieme”, possiamo lavorarci.

 

Puoi fissare un appuntamento e iniziare a chiarire quello che stai vivendo, con calma e con metodo.

Per qualsiasi situazione-problema di adulti, minorenni, coppie,
che richiede la competenza psicologica,
ricevo a Palermo in largo Montalto, 5, quartiere Libertà.

Lo studio è facilmente raggiungibile da ogni punto della città ed è situato in una zona riservata e tranquilla, dove attualmente è possibile parcheggiare liberamente, senza strisce blu o parcheggi a pagamento.

Lo studio è situato in una posizione strategica, facilmente raggiungibile per chi cerca uno psicologo in zona Sciuti, Notarbartolo o Libertà. Grazie alla vicinanza con i principali assi viari, è un punto di riferimento anche per chi risiede nei quartieri Politeama, Malaspina e Uditore

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che è largo Montalto

Si riceve per appuntamento 

 
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dott. Daniele Russo 

Psicologo Clinico

e Forense Psicoterapeuta EMDR

Albo n. 3685 sez. A – 07.06.2006

polizza RC profess. AUPI-

n. 2020/03/2425586

P. IVA: 06350500820

Studio: 

L.go Montalto - 5

(trav. Via U. Giordano)

90144 - Palermo (PA)

Cell:

349. 81. 82. 809

 

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