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QUELLA MALEDETTA MELA

Lo sappiamo tutti sin dalla nascita. La Mela non è un frutto, è una colpa. Questa trilogia non è un manuale scientifico, non è un'opinione religiosa e nemmeno una cartella clinica.  Questo romanzo rivela quello che accade quando tacere è l'unica possibilità di salvezza. 

Questo non è un romanzo per tutti.
È una tragedia moderna, feroce e intima, senza filtri.
Ogni personaggio è un frammento dell’inconscio collettivo, ogni voce è un grido che non ha mai trovato ascolto.

Qui la pagina non è carta: è palcoscenico. E i personaggi sono maschere crude della nostra psiche più segreta.

Questa storia  non si legge: si attraversa.

Come ferite che non si chiudono mai. Come incubi che oscurano il fantastico mondo della Palermo bene svelandone il lato che non osa mostrarsi.  Perché la verità, quando si rivela, non consola: divora.

Questo libro è per chi ha il coraggio di restare. Di guardare dove fa male, di non fuggire quando la verità si mostra nuda, senza trucco né difese. 

Il romanzo offre specchi.
E a volte schegge taglienti al posto del vetro.

E se avrai il coraggio di guardare davvero, fino in fondo, scoprirai che non si esce indenni dalla verità.
 

Ma che è proprio lì che qualcosa inizia a guarire.

​​Lì, dove c'è bisogno di 

VERITA'.

I GENERI DI “QUELLA MALEDETTA MELA”

L’autore, in questa trilogia, attraversa i generi letterari con desiderio, precisione e coraggio. Non li serve con docilità, non li piega all’intrattenimento: li costringe a rivelare ciò che nascondono. Ogni forma diventa materia viva, ogni stile un varco. Perché la verità non si trova nei confini rassicuranti, ma negli squarci. Così come il clinico indaga la psiche umana oltre i sintomi, lo scrittore scava nel linguaggio oltre i generi, trasformando il dato grezzo in testimonianza oggettiva. Per questo il romanzo è una creatura multipla.

🎭 Tragedia moderna

Come nelle tragedie greche, ogni personaggio è mosso da forze interiori che sfuggono al controllo. La colpa, il destino, la madre, il trauma: la scena non salva, svela l'umanità condannata per l'eternità a portare nel cuore il peso di non essere nè angeli e nemmeno diavoli ma essenzialmente umani oltre i concetti di buoni o cattivi. 

🧠 Romanzo psicologico

Ogni gesto, ogni frase, ogni silenzio è carico di significati nascosti. I personaggi sono radiografie viventi dell’inconscio.  L’autore, in ogni parola e in ogni gesto dei suoi personaggi, mette in scena il bambino interiore che abita in ciascuno di noi. Non quello docile, idealizzato, ma quello che Freud chiamava «il perverso polimorfo»: creatura inquieta, capace di desiderare e distruggere nello stesso respiro. È lo stesso bambino che Melanie Klein ha intravisto mentre, disperato e feroce, azzanna il capezzolo per la perdita del seno buono, divorato dall’angoscia di non essere nutrito, di non essere amato. È lo stesso bambino che Bowlby ha descritto morire senza un attaccamento sicuro, condannato a un vuoto che nessuna parola di conforto potrà mai colmare.

Quella Maledetta Mela non addolcisce questa verità: la porta in scena. Ci costringe a guardarla negli occhi, a sentire il morso, la mancanza, l’abbandono, come se fosse nostro. Quel bambino — ucciso, negato, silenziato — torna qui, nei corpi, nei miti, nei sintomi. Lacan diceva che “il desiderio dell’uomo è il desiderio dell’Altro”: in questo romanzo, quel desiderio grida, disegna mele che gocciolano e si sporca di peccato. Perché non c’è diagnosi che possa arginare il dolore originario di non essere stati visti.

🗝️ Thriller

Già dalla prima pagina de Il Referto è tutto chiaro. Il lettore, attraverso la CTU nominata dal Giudice, entra nel fascicolo e comprende che il mistero di Nina non si annida soltanto nel faldone giudiziario del procedimento MALUS aperto dalla PM Serra, ma nei legami che avvelenano la sua vita. Non è nei codici, ma negli sguardi. Non è nei referti, ma nelle omissioni.
Chi manipola chi? Chi mente? Chi porta davvero le cicatrici? Chi è veramente il colpevole di un reato gravissimo?
Un thriller senza pistole né commissari: qui le armi qui le armi sono le parole.
Ogni frase è una lama.
Ogni bugia, un proiettile.
Ogni verità, un colpo mortale.​

🩸 Horror

L’orribile non si nasconde nei mostri delle fiabe. Non serve l’oscurità, perché lo trovi a pranzo con te, al lavoro accanto a te, nello specchio davanti a te.

L’orrore è umano.
E il suo trucco più crudele è quello di indossare sempre il volto della normalità. 
E quando finalmente lo riconosci, è già troppo tardi: ti ha scelto e ti porta via con sé.

🔥 Erotismo disturbante

Nel romanzo non ci sono scene di sesso gratuite. Troverai la nudità crudele  e squallida dell’erotismo come lingua segreta del trauma, come patto di potere, come atto di sottomissione e menzogna. È un eros che non produce eccitazione ma sgomento perchè non seduce ma intrappola 

🔞 Si consiglia la lettura a un pubblico consapevole, maggiore di 18 anni.

😔 Dramma esistenziale

Ogni personaggio porta il peso insostenibile di essere nato. iI protagonisti non cercano la felicità: cercano un senso alle proprie macerie La storia non consola e non offre scappatoie: obbliga a guardare in faccia la disperazione, a fissare gli occhi di chi sa che la vita è un debito contratto senza consenso.

Ogni pagina è una resa dei conti con l’assurdo: non c’è redenzione, solo corpi che resistono alla tempesta e anime che si spezzano sotto il peso del loro stesso respiro. Perché la verità più feroce è questa: nascere è già una condanna.

🧪 Allegoria clinica

 

Il romanzo si dispiega come un dispositivo clinico, un teatro terapeutico dove si sa tutto già all'inizio ma si teme quello che può accadere dopo. Tutto accade e si interpreta.

📚 Saggio narrativo

Non è solo una finzione ma una riflessione sociale. E' un opera che pensa mentre si racconta, perchè, i personaggi sollevano tesi antiche, conflitti mai risolti e pongono domande  che non hanno ancora trovato risposta nella storia umana. 

🩻 Critica sociale

Non c’è una denuncia ideologica ma una messa in scena spietata di ciò che la società rifiuta di vedere: la falsità e la menzogna ovunque.

🌫️ Realismo simbolico

I luoghi esistono, i fatti sembrano reali, ma tutto è attraversato dal simbolo, dall’eco archetipico che trasforma la cronaca in mito.

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In principio Eva aprì gli occhi 
ma il mondo spense la luce

Palermo è la ferita che ti ha fatto nascere ed è l’inferno che ti aspetta, se hai il coraggio di venirci ad abitare (PM Serra, LA PRIMA).

"Chi ti mente non ti salverà e che l’unica vera resurrezione è il potere"( Isabella, LA PRIMA).

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"D’altronde gli dèi dell’Olimpo altro non erano che uomini e donne che avevano imparato a non sanguinare più. E non è possibile credere che gli dèi siano morti soltanto perché nessuno li prega più.​ Gli dèi non muoiono: si ritirano e aspettano il momento nel quale possono entrare nei corpi stanchi degli amanti delusi, nei sogni dei bambini abbandonati.​ Nessuno li nomina, ma tutti li cercano.​ Sono lì, nelle pieghe segrete del desiderio umano, dove il sacro sopravvive al silenzio.​ Gli dèi non hanno bisogno di templi. Gli basta un ricordo, un orgasmo, una bugia ben raccontata.​ E quando nessuno guarda, tornano.​ Sempre" (Domiziano, La PRIMA). 

 

"Se chiama a quest’ora, è un’emergenza” (Domiziano, LA PRIMA).

 

Il sorriso che ti offrono può essere sincero o un coltello ben affilato; spesso, è entrambe le cose (PM Serra, LA PRIMA).

 

Domani sfilerà anche lei ma non sarà una passerella, sarà un massacro (PM Serra, LA PRIMA).

 

La legge diventava il suo coltello invisibile, e lei la carnefice che poteva colpire senza mai sporcarsi le mani (PM Serra, LA PRIMA).

 

"Lilith non è una leggenda. Lilith è viva" (Corrado Carbonetti, LA PRIMA).

 

"Lilith è la madre delle ribelli, delle donne che dicono no, delle donne che scelgono il peccato pur di restare libere" (Corrado Carbonetti, LA PRIMA).

 

Il mostro non era lei. Il mostro era la paura maschile (Corrado Carbonetti, LA PRIMA).

 

"Tu la chiami fragile. Ma era solo silenziosa. Hai dimenticato quando tu tacevi per paura?" (Giulia, IL REFERTO).

 

"Io vedo Eva, io parlo con La Prima. Non sono normale e non lo sarò mai" (Nina Lantieri, LA PRIMA).

 

"E ora le gambe si sono rotte, ma la cosa divertente è che non mi credono" (Nina Lantieri, LA PRIMA).

 

"Ho dipinto con il sangue degli angeli… Io sono colui che ha visto e non è morto" (Pittore, LA PRIMA).

"Vorrei un bacio che mi spezzi il labbro, un amore che non sa controllarsi" (Nina Lantieri, LA PRIMA).

 

La donna non cercava affetto. Cercava l’ebrezza di un uomo che la guardasse come carne viva, carne da addentare per placare una fame arcaica (Luca, LA PRIMA).

 

"Non cerco assoluzioni, dottoressa. Mi interessa che resti traccia di ciò che dico" (Corrado Carbonetti, LA PRIMA).

"Che il vero inferno è lasciarsi rubare ciò che ci rende umani" (Domiziano, LA PRIMA).

Il mondo avrebbe continuato a cantare di amori perfetti... Ma nel cuore di quella notte, due esseri imperfetti avevano inciso la loro unione"(Domiziano, LA PRIMA).

 

"Non so ballare… "- "Nemmeno io". E fu l’unica verità che contava (Domiziano e Isabella, LA PRIMA).

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