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🍎 La mela proibita torna: colpa, mito e psiche in una trilogia indimenticabile.

 

Biancaneve non conosceva Freud. Ma Freud conosceva Biancaneve  

Benvenuti in un progetto narrativo, clinico e simbolico che nasce da una necessità: ​raccontare ciò che non viene raccontato, dare voce a chi è stato messo a tacere.

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Quella Maledetta Mela

in III atti: 

Racconti Teaser Preambolo

- Il Referto, Valutazione Psicodiagnostica di Lantieri Nina

- La Torta di Mele 

I Atto: LA PRIMA

Racconti Teaser 

- Corpo a Rendere

- Il vangelo di Lilith

Antologia

- I miti evocati nella Prima

II Atto: LA MELA 

III Atto: IL SERPENTE

✨ Un viaggio in III atti che attraversa i carboni ardenti della psiche.
Luce e oscurità, colpa e desiderio: ferite, dolore, thriller, realismo ed erotismo disturbante. Una storia che non consola, ma brucia.


 

A volte la nostra mente deforma la realtà per proteggerci. Ma la verità non può essere tradita. Può essere raccontata soltanto a chi ha il coraggio di ascoltarla.

Qui non troverai una trama da seguire. Troverai una promessa. Ovvero, che attraversata la soglia quello che vedrai non potrà più essere dimenticato. Perché qui non si racconta una storia: si sollevano veli e si spezzano silenzi. E non serve essere eroi di leggende: siamo già eroi tutti noi, ogni volta che resistiamo al dolore, che ci rialziamo dopo la caduta, che scegliamo di guardare in faccia la nostra verità.

Le nostre madri dimenticate ti invitano a sederti con loro. Hanno cucinato una torta di mele che non profuma di dolcezza, ma di memoria e di ferite. Indossa il vestito buono della domenica: la porta è socchiusa, e già nel disimpegno troverai tutti pronti ad accoglierti.

C’è Eva, con la sua preziosa mela. Ci sono Nina e Mattia, due bambini di otto anni che hanno visto ciò che non potevano dire. C’è La Prima, colei che precede ogni inizio, ogni madre e padre, ogni figlio, ogni dio.

C’è Giulia, che stira vestiti mai indossati, e Patrizia, che piega il dolore sotto le tovaglie buone. C’è Luca, sempre con uno specchio in mano e Domiziano, uno psicologo alle prime armi, troppo giovane per salvarsi e troppo vivo per tirarsi indietro. C’è Isabella, che ha capito tutto prima degli altri — e ha scelto il silenzio. C’è Nayla, che non fugge l’inferno: lo attraversa con la grazia del fuoco eterno.

E sopra ogni voce, si sentono le urla di una madre che non riesce a fermare Nina dal disegnare mele rosse ovunque.

E infine c’è Corrado, il Professore. Nel salone buio, accarezza il suo quadro più prezioso: non un paesaggio, non una donna, ma una dea - forse - maledetta. 

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Fuori dalle finestre la città di Palermo  non è solo lo sfondo. È un organismo vivo, presente, che respira insieme ai personaggi. I suoi vicoli, le sue crepe, i suoi silenzi sono arterie e vene di una città-madre e città-carnefice. In ogni pietra, in ogni via, Palermo osserva, accoglie, tradisce. Non si limita a ospitare: agisce, partecipa, morde.
Palermo è un personaggio.
E come tutti i personaggi di questa storia, ha qualcosa da nascondere.

​I protagonisti del romanzo sono invenzioni dell’autore, eppure sono reali, perché, rappresentano archetipi consci e inconsci che abitano ognuno di noi. Donne che non chiedono pietà ma ascolto. Uomini che non cercano redenzione ma verità.  Nessuno di loro vuole essere salvato, nessuno di loro cerca comprensione. Vogliono soltanto farvi vedere una tra le infinite possibilità di reazione alla caduta della Mela. 

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“Quella Maledetta Mela” è una tragedia in tre atti, un viaggio che attraversa colpa e desiderio, mito e clinica, luce e oscurità. Non è solo un’opera letteraria: è un rito condiviso, un altare di parole che non consola, ma che trasforma chi lo attraversa. Nessuno esce da qui identico a come è entrato.

Perché ci sono ferite che non si chiudono. Ferite che bruciano ancora, che sono con noi in silenzio, e che cerchiamo di portare con eleganza anche quando fanno male. Ma le ferite parlano, anche quando fingiamo di non sentirle.

E allora questo romanzo non si limita a denunciare: diventa rito pagano, urlo ancestrale, altare profanato di carne, parole e memoria. In tre atti si apre la stanza segreta della mente, dove la colpa viene denudata, la diagnosi inchiodata, la psicologia costretta sotto una luce che non perdona.

Da ogni pagina qualcosa si alza. Non sempre ha un volto, non sempre respira, ma è sempre verità.

La verità che tutti conoscono e che nessuno osa dire.

 

La prima scena è già cominciata.
E una volta oltrepassata la soglia, non c’è più ritorno.

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