Psicologo Palermo Psicologo Convenzionato Psicologo Palermo vicino a me Psicologo Palermo Bravo Psicologo Palermo Centro psicologo palermo daniele russo psicologo palermo ansia miglior psicoterapeuta palermo psicoterapeuta i più votati psicoterapeuta infantile palermo psicoterapeutaa cognitivo comportamentale palermo

PSICOLOGO PALERMO DANIELE DR RUSSO Psicologo Palermo Psicologo Convenzionato Psicologo Palermo vicino a me Psicologo Palermo Bravo Psicologo Palermo Centro psicologo palermo daniele russo psicologo palermo ansia miglior psicoterapeuta palermo psicoterapeuta i più votati psicoterapeuta infantile palermo psicoterapeutaa cognitivo comportamentale palermo Psicologo infantile convenzionato Palermo Terapia cognitivo comportamentale bambini Palermo Serena Di Marco Psicologa Palermo Psicologo Palermo Psicologo per adolescenti Palermo Neuropsichiatria infantile psicologo di coppia palermo terapia di coppia palermo
Dott. Daniele Russo
PSICOLOGIA DELLA DONNA
Quando la psicologia diventa missione,
il cambiamento diventa reale.
Chi sono
Mi presento .... .... .... ....
sono Daniele Russo e sono nato il 21.02.1969.
Faccio parte di quella generazione di psicologi che ha avuto il privilegio di formarsi quando la Psicologia in Italia era ancora un terreno fertile di passione, guidato da maestri illustri e seri.
Per questo mi definisco Psicologo Autentico: porto con me una formazione clinica solida, rigorosa, nutrita dal pensiero vivo dei grandi nomi della psicologia nazionale e internazionale.
Qualcosa su di me
Da oltre vent’anni mi occupo della cura del disagio psicologico, con migliaia di pazienti che hanno ritrovato equilibrio, lucidità e autonomia. Il mio percorso nasce da una convinzione precisa: la psicologia deve produrre risultati reali, non perdersi in procedure vuote o percorsi indefiniti.
Dopo la maturità classica ho conseguito la laurea in Psicologia Clinica con il massimo dei voti e la formazione nei Servizi di Salute Mentale, ho scelto fin da subito una direzione autonoma, costruendo un servizio clinico fondato su interventi tempestivi, rigorosi ed efficaci. Sono stato tra i primi a Palermo a introdurre un modello orientato alla remissione del problema, in un contesto ancora legato a impostazioni lente e ripetitive. Questa impostazione mi ha permesso di affrontare casi complessi e quadri clinici strutturati, sviluppando un metodo centrato sulla comprensione globale del funzionamento psicologico. La mia formazione è stata profondamente segnata dall’incontro con maestri come Antonio Caruselli e Angela Ruvolo, e si è consolidata attraverso esperienze cliniche, istituzionali e la creazione del CSP – Centro Servizi Psicologia, divenuto un punto di riferimento per la presa in carico di adulti, minori e coppie.
Nel mio lavoro privilegio percorsi autentici, orientati alla restituzione di autonomia e libertà, evitando un uso non necessario dello psicofarmaco. L’obiettivo non è contenere il sintomo, ma trasformare il funzionamento della persona.
Le coordinate che guidano ogni intervento restano immutate: responsabilità, competenza, rigore e centralità del paziente.
Le numerose testimonianze spontanee raccolte negli anni rappresentano, più di ogni altra cosa, la conferma concreta dell’efficacia del mio lavoro.
Dopo oltre 25 anni di esperienza clinica e oltre 5000 pazienti soddisfatti posso affermare che l’attenzione va sempre più verso “la relazione che cura”, la qualità della connessione che migliora la co-regolazione emotiva propedeutica a far sperimentare ai pazienti una condizione profonda e stabile di sicurezza (allineandomi a Irvin Yalom: “It’s the relationship that heals” - safehaventherapy.com, e a Carl Rogers, che indicava come l’empatia, l’autenticità e l’accettazione incondizionata del paziente sono le basi per un legame terapeutico efficace).
È la scienza a dircelo.
La creazione di un clima di sicurezza attraverso la co-regolazione emotiva è centrale tanto nella teoria dell’attaccamento (Bowlby, “base sicura”), quanto nelle neuroscienze interpersonali. Stephen Porges, con la sua Teoria Polivagale, ha dimostrato che “attraverso la co-regolazione ci connettiamo agli altri e creiamo un senso di sicurezza condiviso” (fonte: ipsico.it). Questa sintonizzazione, secondo Schore (2003), è il primo passo per facilitare l’elaborazione emotiva e l’integrazione psicocorporea.
Questo è il cuore del lavoro clinico con pazienti donne: la connessione emotiva profonda, che permette alle pazienti di sperimentare uno stato interno stabile, sicuro, trasformativo.
.
Ed è questa fiducia relazionale a predire gli esiti positivi di un intervento psicologico che mira all’eccellenza.
Nel mio settore, è oramai accertato che i modelli teorici, le metodologie, le tecniche si stanno integrando in una rete interconnessa chiara e complessa.
Da ciò, propongo un modello capace di combinare strumenti diversi (esperienziali, cognitivi, narrativi, corporei) senza perdere coerenza, non dimenticando Boscolo e Cecchin, che già dagli anni ‘90, introdussero l’idea che l’esperto debba intervenire non solo sul sistema familiare ma anche sui significati, sui vissuti e sulla soggettività (fonte: Treccani.it). Infine, impossibile non citare Maurizio Andolfi, che su Treccani, parla di un terapeuta come “regista” che si muove dentro e fuori dalla scena terapeutica, aiutando i pazienti a “riscrivere il copione della loro storia” (un concetto ripreso anche da Montàgano e Pazzagli nel loro manuale Il genogramma, disponibile in sintesi su Studocu.com).
Anche online, blog e siti professionali confermano la diffusione di questi concetti.
Il blog di Cosimo Santi (cosimosanti.com), ad esempio, afferma che la relazione terapeutica è uno spazio dove diventa possibile esprimere i propri bisogni emotivi profondi e sentirsi accolti. Per molti, gli interventi psicologici funzionano “perché si crea una buona relazione”, cioè una base di empatia, autenticità e collaborazione.
E’ obiettivo comune, quindi, promuovere un’esperienza emotiva condivisa, che riattivi le risorse dell’individuo, della coppia e della famiglia.
La narrazione è il metodo?
Si.
Aiutare le persone a riformulare il proprio racconto di sé, a spostarsi da storie dominanti e rigide verso storie nuove, più vitali.
Questo è l’approccio della Terapia Narrativa di White & Epston, secondo cui il terapeuta crea un contesto in cui accogliere le storie dei clienti e favorire l’emergere di narrazioni di speranza e autodeterminazione (giorgiofranzosipsicologo.com).
Come spiegato anche su Treccani, questo lavoro di co-costruzione narrativa permette di riorganizzare il dolore in modo significativo, integrando l’esperienza emotiva e generando nuove possibilità di esistenza.
Ciò che altri descrivono come intuizione o “vocazione relazionale” spesso è semplicemente copia non dichiarata di concetti pubblicati e diffusi in rete ma non capiti veramente.
Io, invece, riconosco e onoro le fonti: Treccani, ipsico.it, studocu.com, cosimosanti.com, safehaventherapy.com, giorgiofranzosipsicologo.com.
Perché essere Psicologo Autentico significa questo: trasformare il sapere in cura, l’esperienza in ascolto, la teoria in relazione clinica vera.
Chi si trova in questo momento in una condizione di disagio emotivo – nella relazione di coppia, nel contesto familiare, lavorativo – e sente il bisogno di affrontarla, comprenderla e trasformarla, può trovare nella consulenza psicologica uno spazio sicuro, umano e trasformativo. Uno spazio in cui la sofferenza non viene silenziata né etichettata, ma accolta e restituita nella sua complessità. Nel mio lavoro, questo spazio è rivolto in particolare alle donne.
Nel mio approccio, centrato sulla psicologia clinica e culturale della donna, l'accompagnamento è profondamente rispettoso della soggettività femminile.
L’esperienza emotiva delle donne, infatti, non può essere affrontata con modelli teorici neutri o universalistici. Essa richiede strumenti specifici, conoscenze mirate e un ascolto che tenga conto della complessità della psiche femminile, del ciclo di vita, dei codici affettivi, del contesto culturale e simbolico in cui si è cresciute.
Nel corso della mia attività ho lavorato con donne che portavano vissuti diversi: depressione, ansia, difficoltà relazionali, esperienze di abbandono, lutti irrisolti, dipendenze affettive, disturbi del comportamento alimentare, crisi identitarie, vissuti di colpa, vergogna e inadeguatezza.
Ma anche storie complesse di abuso psicologico, fisico o sessuale, traumi pre-verbali, relazioni familiari oppressive, ferite intergenerazionali non elaborate.
Ho visto con i miei occhi il loro inferno e tutte con una forza incredibile si sono rialzate rinascendo dalle proprie ceneri e trasformare le esperienze negative in una nuova rinnovata forza positiva.
Spessissimo, non hanno avuto bisogno di nessuna guida ma soltanto di capire le cose e dopo ripartire apprendendo dai loro stessi errori.
A guidarmi è stato l’ascolto delle voci forti e lucide delle studiose della psiche femminile: Carol Gilligan, pioniera dell’etica della cura; Jean Baker Miller e la Relational-Cultural Theory; Judith Herman e la teoria del trauma complesso; Clarissa Pinkola Estés con il suo lavoro sulla psiche arcaica delle donne; Jessica Benjamin, Nancy McWilliams, Silvia Vegetti Finzi, Joan Chodorow, Luce Irigaray, e molte altre.
Queste autrici hanno restituito alla psicologia uno sguardo sensibile, non maschile e maschilista e patriarcale, profondo, che affonda nelle relazioni, nel corpo e nei simboli.
La prima fase del percorso prevede il primo colloquio della durata di un’ora e trenta (non ho mai avuto bisogno di diluire la prima fase in 3 colloqui come altrove per fidelizzare i guadagni), volto a raccogliere i dati clinici importanti della storia personale, comprendere le aree di maggiore criticità e iniziare sin da subito operazioni psicologiche volte a disinnestare il cortocircuito psichico. Non adotto tecniche/pacchetto valide per tutto e tutti, ma utilizzo strumenti clinici e narrativi validati per l’universo mentale femminile.
Le mie pazienti mi hanno insegnato che ogni donna possiede in sé la forza di trasformare il dolore in determinazione, forza e rivoluzione!!!
Il mio compito è quello di accompagnarla in questa ricerca, con umiltà, competenza e presenza per
ricominciare a vivere, davvero.
La mia visione clinica: radicale, empatica, trasformativa.
Non lavoro usando 'occhi dolci' al solo scopo di trattenerti il più possibile incollatta alla poltrona della stanza in studio.
Lavoro per liberarti da ciò che ti tiene prigioniera.
Con me la terapia non inizia con calma. Comincia subito.
Perché con me non si finge.
Si guarisce.
Sarò per sempre grato alle colleghe della comunità professionale di avermi sostenuto nell'idea di creare questo sito rivolto alle donne.