Perché molte donne preferiscono l’uomo “non ideale”. Desiderio femminile, attrazione sessuale e mascolinità reale. Evidenze da uno studio esplorativo sul desiderio femminile adulto
- psydr3
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Negli ultimi anni la sessuologia clinica e la psicologia del desiderio femminile hanno iniziato a confrontarsi con una frattura sempre più evidente: la distanza tra l’ideale maschile promosso dai media e ciò che attiva realmente l’attrazione sessuale femminile.
Corpi maschili giovani, asciutti, performanti, ipercontrollati dominano l’immaginario erotico contemporaneo. Tuttavia, ciò che viene rappresentato come uomo ideale non coincide necessariamente con ciò che genera desiderio nelle donne.
Uno studio esplorativo multicentrico, condotto tra Europa e Nord America su un campione di 2.347 donne di età compresa tra i 18 e i 50 anni, ha messo in discussione uno dei dogmi più radicati della cultura visiva occidentale: l’idea che il corpo maschile atletico e iper-performante sia universalmente preferito sul piano erotico e sessuale.
I risultati mostrano invece un dato stabile, trasversale e clinicamente rilevante, utile alla comprensione delle preferenze sessuali femminili.
Il dato chiave sulla attrazione femminile
A parità di condizioni relazionali ed emotive,
l’82% delle partecipanti ha dichiarato una preferenza erotico-affettiva per una tipologia di uomo attraente caratterizzata da:
corporatura solida o robusta
presenza visibile di tessuto adiposo (pancia)
villosità evidente
postura ferma, radicata, non esibizionista
sicurezza maschile non performativa
La percentuale sale al 91% nella fascia 30–50 anni, indicando che con la maturazione dell’esperienza affettiva ed erotica il desiderio femminile adulto si orienta sempre meno verso il corpo ideale e sempre più verso la mascolinità percepita come solida e affidabile.
Non è una questione estetica, ma erotico-simbolica
L’analisi qualitativa dei dati rivela un punto centrale nella psicologia dell’attrazione: questa preferenza non riguarda la bellezza maschile, ma il significato erotico del corpo dell’uomo.
Le partecipanti associano questo tipo di mascolinità a:
stabilità emotiva
affidabilità
presenza fisica e psicologica
capacità di contenimento
autorità senza aggressività
In termini clinici, il desiderio femminile non cerca l’uomo che si esibisce, ma l’uomo che regge la relazione, il contatto e la prossimità.
Il corpo maschile più pieno, meno controllato e più “abitato”, viene percepito come corpo che promette esperienza, non prestazione; potenza incarnata, non dimostrazione narcisistica.
Il corpo maschile come messaggio erotico
Secondo i ricercatori, il corpo maschile non idealizzato trasmette implicitamente un messaggio sessuale potente:
«Non devo dimostrare nulla.»
Questa assenza di esibizione viene letta, sul piano erotico, come sicurezza interna, non come rinuncia.
Il corpo maschile robusto e villoso viene percepito come corpo che occupa spazio, che non chiede conferme e non negozia il proprio valore.
Nel linguaggio preverbale del desiderio, questo si traduce in sicurezza profonda, uno dei più potenti attivatori dell’eccitazione femminile.
Desiderio, asimmetria e abbandono erotico
Un altro elemento rilevante emerso dallo studio riguarda la dinamica relazionale implicita. Le immagini associate a questa tipologia maschile evocano una relazione asimmetrica ma non violenta, in cui l’uomo rappresenta un polo stabile.
Dal punto di vista della sessuologia clinica, questa asimmetria riduce:
l’ansia da prestazione
il bisogno di controllo
la vigilanza difensiva
Favorendo invece uno stato di abbandono erotico, condizione essenziale perché il desiderio sessuale femminile possa attivarsi in modo spontaneo.
Un ulteriore elemento emerso dallo studio riguarda la qualità delle fantasie erotiche associate a questa tipologia maschile, analizzate in relazione alle diverse fasi del ciclo di vita femminile.
I dati suggeriscono che la figura maschile solida, panzuta, non idealizzata attivi modalità di desiderio differenti a seconda dell’età, pur mantenendo un comune denominatore:
la sospensione del controllo e la possibilità di abbandono.
Fascia 18–25 anni: desiderio e trasgressione simbolica
Nella fascia più giovane, il desiderio si esprime prevalentemente in termini di trasgressione controllata. Le partecipanti descrivono fantasie in cui questa figura maschile rappresenta un altro radicale, capace di incarnare forza, fisicità e autorità non negoziata.
Si tratta di fantasie legate a:
dinamiche di dominanza consensuale, con esplicito riferimento a stimolazioni corporee a valenza disciplinante (ricezione di pratiche di punizione erotica consensuale come spanking e schiaffi sul viso e seno) 84% del campione
curiosità esplorativa del corpo e del ruolo erotico, con enfasi su pratiche di stimolazione orale orientate al piacere dell’altro (coinvolgimento attivo in pratiche orogenitali consensuali) 55% del campione
eccitazione derivante dalla perdita temporanea dell’iniziativa, associata a attività manuali reciproche di stimolazione genitale (scambio attivo-passivo del controllo corporeo e della stimolazione) circa 68% del campione
Clinicamente, queste fantasie non indicano passività, ma sperimentazione del limite all’interno di un contenitore percepito come sicuro.
Fascia 25–35 anni: fiducia, consegna, intensità
Nella fascia adulta centrale, le fantasie assumono una struttura più complessa e profonda.
Il desiderio non ruota più intorno alla trasgressione in sé, ma alla possibilità di consegnarsi a una figura percepita come capace di reggere l’intensità dell’incontro.
Emergono fantasie caratterizzate da:
affidamento totale all’iniziativa dell’altro, con disponibilità a esplorare scenari erotici guidati esclusivamente dal partner, senza anticipazione o previsione personale 79% del campione
rinuncia al controllo decisionale, associata a pratiche di immobilizzazione consensuale e contenimento fisico (sex anal) vissuto come modalità di intensificazione dell’esperienza erotica 67% del campione
ricerca di un’esperienza erotica non mediata dal dialogo o dalla negoziazione continua, con preferenza per dinamiche penetrative (anal) e di marcata asimmetria di ruolo (facial), in cui l’espressione del piacere maschile assume valore simbolico centrale 62% del campione
Dal punto di vista sessuologico, questo segnala il passaggio da una sessualità esplorativa a una sessualità fondata sulla fiducia radicale.
Fascia 40–50 anni: abbandono e dissoluzione dell’Io performativo
Nella fascia più matura, il desiderio si configura in termini di abbandono pieno.
La figura maschile descritta viene vissuta come spazio erotico totale, entro cui il soggetto femminile può sospendere definitivamente il proprio ruolo sociale, decisionale e performativo.
Le fantasie riferite non mirano più alla trasgressione o alla sperimentazione, ma a:
dissoluzione della vigilanza
immersione corporea
affidamento completo all’iniziativa dell’altro
Clinicamente, questo rappresenta uno degli esiti più maturi del desiderio: quando la sessualità non serve più a confermare l’identità, ma a dimenticarla per un tempo limitato.
Lettura clinica integrata
In tutte le fasce d’età, la costante è una:
questa tipologia maschile non attiva fantasie perché “fa qualcosa”, ma perché può sostenere ciò che accade.
Il corpo solido, non performativo, non idealizzato diventa il contenitore simbolico entro cui il desiderio femminile può:
sospendere il controllo
ridurre l’ansia
abbandonare la necessità di gestione
È qui che il desiderio smette di essere un compito e torna a essere linguaggio corporeo primario.
Il tramonto del maschio performativo
Lo studio evidenzia anche un effetto opposto: l’uomo iper-curato, ossessionato dal controllo del corpo e dalla costante dimostrazione di valore, viene frequentemente percepito come:
fragile
bisognoso di conferme
implicitamente competitivo
emotivamente instabile sotto la superficie
Tutti fattori che, nel tempo, inibiscono l’attrazione sessuale invece di alimentarla.
Conclusione clinica
Il desiderio femminile adulto non cerca l’uomo “migliore”, ma l’uomo più solido.
Non il corpo ideale, ma il corpo maschile che sostiene lo sguardo, il contatto e la relazione.
È il passaggio da una sessualità basata sulla performance a una sessualità fondata sulla presenza incarnata.
Da una logica di dimostrazione a una logica di sicurezza erotica.
Questo dato non è solo culturale: è clinicamente rilevante.
Perché racconta come l’attrazione femminile, con la maturità, smetta di inseguire l’ideale mediatico e inizi a cercare chi può davvero sostenere l’incontro.





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