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Conviene far bene l'amore

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Intimità, libido e stabilità della coppia: 

Psicologia della sessualità e salute mentale nella relazione

 

Molti ritengono che l’amore appartenga esclusivamente alla dimensione privata e che la sessualità sia un aspetto separato dalla salute mentale o dalla stabilità della coppia. Questa visione, pur diffusa, non trova conferma né nella tradizione psicoanalitica né nella psicologia clinica contemporanea.

 

La qualità dell’intimità sessuale costituisce una componente strutturale della relazione affettiva, con ricadute dirette sul benessere psicologico individuale e sul funzionamento della coppia.

 

In ambito di terapia di coppia, così come nel lavoro di psicoterapia individuale, emerge con chiarezza che la sessualità non è un elemento ornamentale del legame, ma uno dei suoi dispositivi regolatori fondamentali. Dove l’intimità è viva, il legame possiede coesione interna; dove si spegne o si dissocia dall’affetto, compaiono distanza emotiva, conflittualità latente, sintomatologia ansiosa o depressiva.

La libido come energia organizzatrice della vita psichica

Il concetto di libido introdotto da Sigmund Freud (1905; 1915) non si limita alla dimensione pulsionale in senso biologico. Freud definisce la libido come energia psichica investita sugli oggetti relazionali, sugli ideali e sulle rappresentazioni interne. È la forza che permette all’apparato psichico di legarsi al mondo.

Successivamente, autori come Melanie Klein (1946) e Wilfred Bion (1962) hanno ulteriormente articolato il rapporto tra desiderio, relazione e organizzazione interna, mostrando come la qualità degli investimenti libidici condizioni la stabilità dell’Io e la capacità di tollerare l’angoscia.

Quando la libido viene repressa rigidamente, si osservano irrigidimento difensivo e impoverimento affettivo. Quando viene scaricata in modalità compulsiva o dissociata dalla relazione – attraverso consumo eccessivo di pornografia, masturbazione compulsiva, relazioni seriali prive di intimità – l’effetto non è integrazione, ma frammentazione dell’esperienza soggettiva.

Solo quando il desiderio sessuale è integrato nella relazione affettiva diventa fattore di vitalità psichica e stabilità di coppia.

In questo senso, “fare bene l’amore” significa permettere alla libido di circolare tra corpo, mente e legame. Significa trasformare l’atto in esperienza simbolica condivisa.

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La crisi del desiderio nella coppia contemporanea

Il desiderio non scompare improvvisamente. Si attenua quando diventa obbligo, quando viene anestetizzato dalla paura dell’esposizione emotiva o quando il contatto corporeo perde dimensione simbolica.

Molte coppie non parlano apertamente di difficoltà sessuali per timore di giudizio o vergogna. In consultazione, la richiesta esplicita può riguardare incomprensioni quotidiane; il tema sottostante è spesso la perdita di intimità.

Recuperare il desiderio non significa aumentare la frequenza degli atti sessuali. Significa ripristinare lo spazio in cui il corpo torna a essere linguaggio, e l’intimità un luogo di incontro autentico.

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Sessualità e salute psicologica: evidenze scientifiche

 

La psicologia contemporanea e la ricerca scientifica confermano la correlazione tra qualità della sessualità e benessere psicologico. Studi longitudinali hanno evidenziato come una vita sessuale soddisfacente sia associata a minori livelli di depressione e ansia (Brody & Costa, 2009, Journal of Sexual Medicine), migliore regolazione dello stress e maggiore stabilità emotiva.

Allo stesso tempo, la perdita di desiderio sessuale nella coppia è frequentemente associata a crisi relazionali, insoddisfazione cronica e progressiva distanza affettiva (Schnarch, 1997; Levine, 2010).

In un contesto di psicologo a Palermo o altrove, molte richieste di terapia di coppia nascono formalmente da conflitti comunicativi, ma spesso il nucleo del problema riguarda la trasformazione dell’intimità in routine meccanica, priva di coinvolgimento emotivo.

La sessualità di coppia rappresenta un collante simbolico: rafforza la complicità, sostiene la resilienza nei momenti di crisi, consolida il senso di appartenenza reciproca.

Due traiettorie cliniche

Nel lavoro clinico con una coppia sposata da vent’anni, la sessualità era descritta come presente ma priva di significato. Non vi erano disfunzioni organiche. Vi era una desertificazione simbolica. Attraverso un percorso di terapia di coppia, il lavoro si è concentrato sulla possibilità di nominare desideri, paure e fantasie senza sarcasmo o chiusura difensiva. La trasformazione non ha riguardato la tecnica, ma la qualità del contatto emotivo.

In un caso di psicoterapia individuale, un giovane uomo presentava comportamento sessuale compulsivo associato a isolamento relazionale. Dietro la ripetizione automatica del gesto vi era la difficoltà a sostenere la vulnerabilità dell’incontro reale. Attraverso l’integrazione del materiale inconscio e la riorganizzazione della rappresentazione di sé, la libido ha potuto riacquisire funzione relazionale.

Conviene investire nella qualità dell’intimità?

Dal punto di vista clinico, la risposta è affermativa. Investire nella qualità della sessualità di coppia significa rafforzare identità individuale e stabilità relazionale. Una libido riconosciuta, simbolizzata e condivisa contribuisce alla solidità dell’Io (Freud, 1923) e alla regolazione dell’angoscia.

Quando l’intimità è integrata, la relazione dispone di un dispositivo interno di coesione. Quando è scissa o negata, emergono sintomi che possono manifestarsi sotto forma di ansia, irritabilità o progressivo disinvestimento affettivo.

La sessualità, dunque, non rappresenta un lusso né una questione marginale. È una funzione psichica centrale nella costruzione del legame. Fare bene l’amore significa restituire al corpo la sua dimensione simbolica e alla relazione la sua densità emotiva.

In clinica ciò che determina la tenuta nel tempo non è l’intensità momentanea, ma la struttura interna del legame.

Ed è la struttura – in psicologia, in psicoterapia e nella vita di coppia – che consente al desiderio di non spegnersi.

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dott. Daniele Russo 

Psicologo Clinico e Forense

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